
Il muezzin comincia a cantare. I rabbini, a passi lunghi, si dirigono verso il Muro del Pianto. Ricerca di un’emozione alla prima luce dell’alba che colora di rosa la città. Magica, spirituale. Antica. La casbah rumorosa e odorosa. Rosari e kippah, croci e menorah, incensi e cartoline. Limoni e spremute. Città unica, disegnata dalla storia e dai popoli. Lo spazio del mondo. Che il mondo vuole dividere.

Gerusalemme mai liberata. Cuore d’Israele e Palestina. Città contesa, divisa in settori dai fedeli delle varie religioni. Mosaico di colori, suoni, profumi, volti. Gerusalemme sta sulla pietra come sulla pelle del mondo.

Un paese in bilico tra passato e presente. Una terra promessa al centro della tumultuosa lotta per la pace in Medio Oriente. Luci e ombre in un luogo mistico e misterioso dove due popoli vivono tra inquietanti attese ed errori.

Tra falchi e colombe c’è un popolo che dopo sessant’anni di guerre e tensioni vuole tirare un momento di fiato. Un Paese dalle insolite bellezze naturali e culla della nostra storia. I luoghi sacri del cristianesimo, dell’islamismo e dell’ebraismo. Tra mare, laghi e deserto una terra e una questione irrisolta. Quella palestinese.
Perché anche nell’Occidente laico ed efficientista c’è un grande ritorno al pellegrinaggio lungo gli antichi percorsi della fede cristiana? E soltanto la ricerca di nuovi modi o mode di viaggio?
Dove comincia l’Oriente? Nell’anima, risponde Giorgio Montefoschi. Lo scrittore dà a se stesso una grande possibilità. Quella di mettersi in moto. E di raccontare la propria esperienza.

Vivere la contesa capitale dello stato d’Israele in uno dei suoi giorni più affascinanti. Tra preghiere, profumi e volti provenienti da ogni angolo del pianeta in nome del proprio Dio.

Città che tra passato, presente e futuro, regalano al visitatore le più diverse emozioni. Non importa quale sia la vostra fede. Anche un ateo non può che venire rapito dal fascino travolgente di uno degli angoli più caldi del Medio Oriente.

Gerusalemme, Tel Aviv. Mondanità e sacralità convivono a pochi chilometri di distanza. Pellegrini e tradizioni da una parte, moda e finanza dall’altra.

In “The Bubble”, divertente e drammatico film di Eytan Fox, ambientato tra Tel Aviv e Palestina, si nota, di sottofondo, come ogni realtà in questo paese viva come rinchiusa nella sua “bolla”, indipendentemente da quello che le accade attorno.
