
La storia di questo piccolo comune reggiano inizia molto tempo fa. Oltre duemila anni. Prima gli Etruschi, poi, dal IV sec. a.C. si stabilirono i Galli Cenomani che fondarono la città. Cinque secoli, l’arrivo dei Romani.

Dei banali lavori sul territorio si sono trasformati in una miniera di storia dell’antichità. Stele, anfore, mosaici. Reperti di oltre duemila anni fa per comprendere i primi abitanti dell’antica Brixellum.

I volti. Le battute. Un intero mondo sotto mano. È il museo Peppone e Don Camillo. La storia della politica di allora rivive nei film. E nei colori delle immagini (e non solo) d’epoca.

Viaggio tra le fotografie scattate durante le riprese dei film, i manifesti originali e i reperti storici come il sidecar o l’abito talare indossato da Fernandel. Senza trascurare la storia delle prime cooperative agricole, della Guerra Fredda e qualche dolce souvenir.

Nel volto scavato del Cristo della chiesa di Santa Maria Nascente, a Brescello (RE), c’è tutta l’umanità di un vecchio amico che ancora oggi ti sa parlare con il cuore, senza pregiudizi.

Il carro armato, la grossa campana, la Madonnina del Borghetto. Sono solo alcuni dei cimeli cinematografici visitabili a cielo aperto della pentalogia di Don Camillo e Peppone. E a fine giornata, viaggio nella rinomata cultura culinaria emiliana.

Viaggio nell’ultimo comune della provincia di Reggio Emilia. Dove i luoghi continuano a raccontare la storia del cinema, e gli uomini tramandano e aggiornano le suggestive emozioni dei due indiscussi protagonisti: Don Camillo e Peppone.

Brescello, set naturale per cinque pellicole immortali. In piazza Matteotti, le statuee bronzee di Peppone e Don Camillo. Gli eroi guareschiani e i loro discendenti mi attendono per raccontare una storia unica nel suo genere.

Dopo neanche dieci minuti dal mio sbarco nel “set cinematografico” naturale di un comune della Bassa Padana, sono già dentro il Municipio, accolto dal primo cittadino della cittadina emilana.
