
Inizio a calpestare la sabbia. Sento solo il rumore del vento ringhiare nei pensieri nascosti chissà dove. Mi allontano qualche metro dalla strada e già sento uno strano brivido.

Viaggio nel silenzio della sabbia del deserto. Uno scenario surreale che si perde nell’infinito. Dove la vegetazione è quasi inesistente e le rocce hanno anche due miliardi di anni.

Specchio d’acqua dal quale gli antichi nativi americani si tenevano a distanza. Un panorama quasi marziano nella Sierra Nevada. Un paesaggio suggestivo dove la vita lentamente scivola via.

Tutto è immobile, arido, senza vita nel punto panoramico sul deserto della Death Valley, California, fu reso celebre dal film omonimo di Michelangelo Antonioni.
