
Camminare su uno dei simboli dell’Umanità per scoprire la sua storia e quella travagliata della Bosnia. Dagli anni della guerra e della distruzione sino ai giorni nostri, periodo di difficile convivenza.

I cimiteri che si inerpicano bianchi sui colli. I muri crivellati e non ancora stuccati. Le pedine giganti degli scacchi disegnati sul lastricato della piazza dietro la moschea. Viaggio nei tanti volti della capitale bosniaca.

Viaggio nella capitale bosniaca, ripercorrendo le vicende degli ultimi vent’anni, dai lutti della guerra fratricida alla voglia delle ultime generazioni di andare verso il futuro, alla scoperta dell’Altro.

I colori delle stoffe. I souvenir. L’artigianato locale tra collane, braccialetti e oggetti in ferro battuto. Attorno al ponte di Mostar il turismo si affianca alla storia recente della guerra.

Ristoranti. Piccoli negozietti di t-shirt con Tito, ironiche ma anche di calciatori (bosniaci e non). Abbigliamento di danza orientale, materiale storico e artigianato locale. A ridosso del celebre “Stari most” (ponte vecchio) si trova proprio di tutto.
Davanti a un anfiteatro di inestimabile bellezza per vedere da vicino il flusso eterno di queste acque cadere per trenta metri lungo le pareti di tufo e allargarsi nel verde intorno.
Come si fa a rimanere spettatori di un mondo da raccontare? Stella Pende racchiude nel suo libro il lato nascosto dietro ogni reportage, quello che un inviato non ha mai potuto scrivere.
Sabato 9 aprile, alla Biblioteca BCM di Mestre (Ve), s’inaugura una mostra fotografica con scatti realizzati durante la Settimana della Memoria nelle città di Tuzla, Srebrenica e Sarajevo. Per non dimenticare il genocidio dei bosgnacchi.
Dopo 18 anni e un sanguinoso conflitto (1992-95), lo scorso dicembre è partito un treno dalla capitale serba ed è arrivato in quella bosniaca. Un segnale di buon auspicio per una vera pace non solo sulla carta, ma anche tra gli uomini.
