
Da sonnecchiante villaggio sulle vie carovaniere del deserto a biblica Rabbath Ammon, florido centro dell’impero romano. Amman, capitale del Regno haschemita di Giordania dove la tradizione convive con le nuove tendenze.

Il colore beige delle case, il solo adottato ad Amman, ingiallito dalla sabbia del deserto. Il fascino di una città aggrappata a sette colli. I sapori della cittadella Al Qala’a, i vecchi cafè fumosi e le bancarelle dei souk che circondano antiche vestigia. Girovagare senza meta tra splendidi viali e sinuose stradine. Laddove il vecchio e il nuovo si fondono in armonia.

Antichi edifici color sabbia, preservati dal tempo e strappati, ogni giorno, all’incedere inclemente del deserto che fagocita ogni cosa. Nel luogo in cui viveva Lawrence d’Arabia .

Palazzi, forti, stabilimenti termali, locande, caravanserragli, fattorie di varie dimensioni ed epoche che trovano nel deserto la loro unica collocazione.

La cultura sa unire. Nel lontano Medio Oriente, un maestoso sito archeologico occidentale viene ancora utilizzato per il Jerash Festival, espressione a tutto tondo delle arti arabe.

Il tempo rallenta il suo scorrere per mostrare gli antichi reperti di una città romana nella Giordania settentrionale che, dall’anno 170 a C. è giunta sino a noi, quasi intatta.

L’aria ostile nel deserto taglia le facce. La sabbia le rende foglie secche e leggere in cui due occhi che bruciano si perdono nelle ragnatele di rughe, pupille lucide rigate da invisibili granelli. Amman in un giorno estivo è una donna affascinante, una cortigiana che ancheggia fianchi proibiti e sorride sinuosa tra i muri scrostati. [...]
