Senza titolo © Marcin Wichary
Diamine, come faccia quel fotografo ficcanaso ad arrivare prima di noi sulla scena del crimine non riuscirò mai a capirlo.
Con la sua Speed Graphic sosta tutto il giorno al commissariato di Manhattan pronto a balzare in macchina per raggiungere il luogo dove si sono verificati omicidi, risse, incendi ed incidenti.
L’altra sera, quando hanno seccato quel boss l’ho visto e l’ho chiamato con il nome che si merita.
Weegee, una storpiatura del nome Ouija, quel giochetto che tutti fanno che ti dovrebbe permettere di predire il futuro, lui comunque con il suo sigaro ha riso e ha continuato a scattare con il flash che mi acceca sempre.
Certo, sono bravi tutti a vedere il futuro quando il mio Capo gli ha concesso di tenere informalmente un piccolo ufficio nelle stanze del Distretto, esattamente dove c’è l’Ufficio Persone Smarrite.
Io invece non ho nemmeno una scrivania.
E pensare che sono entrato nella polizia proprio per sedermi su di una comoda sedia, sbattere i piedi sulla scrivania e bere il mio caffè.
E sentite anche questa, sempre il mio superiore ha permesso a questo fotografo di tenere nella macchina una radio ad onde corte della polizia in modo da non perdere nemmeno un minuto della scena del crimine.
Lui arriva, scatta, entra nel retro della sua Chevrolet adibita a camera oscura e sforna le sue foto per Herald Tribune, Daily News, Post, World-Telegram, Journal America, Sun e tutti gli altri che vogliono le immagini fresche.
Io invece sono qui, fuori, pagato male a tenere a bada i curiosi.
Lui fa i soldi, invece io d’oro ho solo il mio distintivo che pesa e mi lacera la camicia quando corro.
È così famoso che oramai le sue foto le vedi appese anche nelle gallerie.
Pure il Museum of Modern Art, quello sulla cinquantatreesima strada, tra la Quinta e la Sesta Avenue, non so se avete presente.
Cinque scatti gli hanno comprato e ora sono esposti permanentemente.
Io invece scatto dalla sedia, arrivo tardi sulla scena del crimine ed il mio capo minaccia di esporre me e la mia famiglia alla povertà della strada.
Oltretutto che Weegee per un periodo ha fatto anche lui il barbone.
Poraccio, forse allora se lo merita tutto questo successo.
Non mi stupisco che in futuro le sue opere vengano pubblicate anche nelle città di mezzo mondo.
Diamine, lui prevede il futuro, ed io no?
Ci provo: Milano, Palazzo della Ragione, dal 21 giugno al 12 ottobre.
Sì, sono diventato ufficialmente pazzo.
Ma con chi sto parlando poi?
Lei non era mica venuta qua per sporgere denuncia?

Verso le Grandi Pianure americane, tra i colori dell’autunno e i fiumi ghiacciati, lungo le interstatali dall’asfalto crepato che si spingono fino all’orizzonte.

Dalle spiagge dorate di Djerba si stende il volto sahariano della Tunisia. Villaggi d’argilla, oasi, palmeti e sabbie bianche. Armonie cromatiche di un deserto ancora intatto dove danzano le dune.

Poco fuori New York, alla scoperta di un villaggio dove il l’orologio sembra si sia bloccato a metà dell’Ottocento. A passeggio tra case in stile Greek Revival e una fortezza abbandonata.
Davvero molto divertente questo articolo. A volte è bello raccontare del passato ritagliando frammenti di storie sconosciute per dare un colore a quei volti in bianco e nero che hanno ancora da dirci qualcosa.
Complimenti!