Suona come una cosa decisamente inusuale. Sarà perché il pregiudizio mi porta a dipingere nella mente il continente africano come un’infinita distesa arida.
Di certo non avrei mai pensato che il secondo lago più esteso del mondo sia proprietà proprio del Continente Nero. Vi presento Vittoria, lago di professione, 68.870 chilometri quadrati di bellezza naturale.
Portatrice di diverse “fasce” che la fanno una stella nel firmamento geografico: il bacino d’acqua più grande del continente e il lago tropicale più imponente del mondo.
Come però per ogni bella signora che si rispetti qualche trucco c’è dietro. O per meglio dire sul fondo. Un particolare segreto che l’ha resa così celebre.
Infatti, sono proprio le sue poco profonde acque a permetterle di estendersi così tanto: ottanta metri massimo, una vera sciocchezza se si prendono in considerazione altri suoi illustri colleghi.
Questo dono naturale, di contro, non può che spingere Vittoria al settimo posto della classifica mondiale per capienza con “soli” 2.760 chilometri cubici d’acqua.
Vittoria, comunque fa girare la testa. Vittoria, una signora che tutti amano. Il suo immenso territorio unisce ben tre Stati della sua Africa. Uganda, Kenya e Tanzania.
Peccato che i suoi “padroni” non abbiano sempre avuto il buon gusto di trattarla con il dovuto rispetto.
Soprattutto se si conta che negli anni ‘50 hanno pensato bene d’introdurre nelle sue acque il famelico e imponente Persico del Nilo. Risultato: dopo una breve impennata della pesca questa specie ha devastato l’ecosistema.
Per poi non parlare dell’invasione del giacinto d’acqua che ha reso difficoltosa sia la pesca che la navigazione arrivando a infestare nel 1995 il novanta per cento della costa ugandese.
Affascinante e simpatica è invece la storia che lega Vittoria alle prime visite europee. Il primo fu John Hanning Speke che, inviato dalla regina a cercare la fonte del prezioso Nilo, non esitò a dichiarare missione compiuta non appena entrò in contatto con l’immensità di questo lago.
Ma per la scienza non bastava proprio e nessuno ci credette. Fallì anche il tentativo del connazionale David Livingstone che si perse nei pressi del Fiume Congo.
Fu solo l’esploratore-giornalista americano, Henry Morton Stanley, a confermare la veridicità della scoperta dopo aver trovato le cascate Rippon, genitrici del Nilo Bianco.
Leggenda vuole che lo statunitense incontrasse proprio il suo predecessore britannico malato e scoraggiato in un campo sulle sponde del lago Tanganica.
“Dr. Livingstone, I presume?”. Supponeva bene.
Storie d’altri tempi a cospetto della nostra Vittoria. Storie d’altri tempi.





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