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Villa Demidoff, la maledizione dei Medici - foto : Il gigante Appennino Giambologna 1579 © Oksana Lardani
Il gigante Appennino Giambologna 1579 © Oksana Lardani

Villa Demidoff, la maledizione dei Medici

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Silenzi di una dimora medicea teatro d’amore e d’ombra. Piangono le mura, tace il giardino. Poco resta della fiabesca tenuta di Pratolino, alle porte di Firenze, voluta da Francesco I de’ Medici per Bianca Cappello. Oggi, il Parco rinato è meta di turisti e fiorentini.

Francesco e Bianca. Amore intenso e maledetto. Lui, principe triste. Lei, bella e sfrontata. Correva l’anno 1563, quando la giovane veneziana, moglie del nobile fiorentino Pietro Buonaventuri, incontrò Francesco figlio del granduca Cosimo de’ Medici, reggente di Toscana. Un colpo di fulmine che durò ventiquattro anni.

Non certo statista illuminato, costretto ad un matrimonio di stato con Giovanna d’Austria, donna di grana dura altera e fedele, Francesco amava rifugiarsi nel piccolo studio tra le mura di Palazzo Vecchio. Alchimia e solitudine, uniche passioni.

C’è quasi sempre un giorno che segna l’inizio della fine. Lo sguardo di Bianca penetrò quello del Principe. Un attimo, un destino. Francesco dal suo malinconico studiolo, girò pagina, passando quasi tutto il suo tempo in compagnia di Bianca, nell’appartamento di lei, al n. 26 di via Maggio, nei pressi di Palazzo Pitti.

Non poteva essere una dimora di così tanto amore. Era il 1568 e per tremila scudi acquistò un vasto appezzamento di terra in località Pratolino, lungo l’antica via Bolognese che da Firenze s’inoltra verso l’Appennino.

Un posto aspro e impervio. Sfidando natura, ira del padre Cosimo e disprezzo del popolo fiorentino, Francesco, complice l’amico Buontalenti, creò una sorta di Parnaso, un festoso luogo dove godere agi e “divertissement” tipici dell’epoca. Un soggiorno per Bianca.

Regale la villa, grandioso il parco. Circondato da folte abetine era impostato su di un asse centrale lungo il quale scorrevano, verso Firenze, le acque. Scenario fantastico fatto di grotte, statue che emettevano dolci musiche, labirinti, voliere, viali di zampilli dove era possibile camminare senza bagnarsi.

Protagonista, l’acqua. Scaturiva dall’alto, dalla Fonte di Giove e scendeva a valle attraverso il Parco degli Antenati. Un’alchimia di dèi mitologici con quelli di terra toscana. Le Fontane di Giove e del Mugnone, la grotta di Cupido e il Gigante Appennino.

Qui, sposi segreti, vissero Francesco I de’ Medici e Bianca Cappello. Donna astuta e maliziosa, lei. Uomo innamorato e debole lui. Morirono insieme, nel 1587 a poche ore l’uno dall’altra, avvelenati. Il perché si deve alla penna dei cronisti dell’epoca.

Potere e Granducato al centro delle versioni. Tre i protagonisti certi. Francesco de’ Medici, il cardinale Ferdinando, suo fratello e Bianca Cappello. Incerta la dinamica. Si parla di una torta avvelenata preparata dalla donna per evitare che il cognato rivendicasse il ducato.

Nelle ampie stanze, negli anfratti dei vasti giardini protetti dalla quiete della campagna o dalle grandi mura della città si consumavano intrighi, veleni e vendette. Ma i nobili dell’epoca avevano i sensi all’erta.

Il cardinale, fiutato l’intrigo, passò abilmente la torta a Francesco. Bianca nel vedere morire il marito tra spasmi e terribili dolori, lo seguì ingerendo l’arsenico. Tante ipotesi. Nessuna certezza.

Bianca e Francesco. Una pagina di storia sbiadita e distrutta dal rancore dei Medici. Ritratti, stemmi, suppellettili, abiti e soprattutto documenti andarono in fiamme. Il corpo del principe trovò riposo nelle Cappelle Medicee di Firenze. Quello di Bianca Cappello, sparì nel nulla.

La villa e il parco abbandonati all’incuria. Solo il giardino, in parte recuperato dai Lorena, passò nel 1872 al principe russo Paolo Demidoff al quale si deve il nome. Oggi appartiene alla Provincia di Firenze ed è aperto al pubblico.

Basta prendere l’autobus 25 A dalla stazione di Santa Maria Novella per arrivare di fronte al custode del parco, il colossale Appennino. E’ lì dal Cinquecento. E nasconde la verità del principe triste e della splendida veneziana.

Questa non è una favola, ma una storia vera, fissata anche, per la prima volta, su 361 metri di pellicola in bianco e nero. Era il 1909. Il regista, Mario Caserini. Il titolo del film muto, Bianca Cappello.

Se le versioni non sempre coincidono, è accaduto davvero. Scoprire il destino di Francesco e Bianca è come sentirne le voci lungo i viali di Villa Demidoff. Fermarsi di fronte al gigante Appennino, guardarlo e chiudere gli occhi. Poi, nel verde, ritrovare il passato.

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