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Verona, il palcoscenico shakespeariano - foto : Verona, la scultura dedicata a Giulietta © Monica Genovese
Verona, la scultura dedicata a Giulietta © Monica Genovese

Verona, il palcoscenico shakespeariano

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“Che significa “Montecchi”? Nulla: non una mano, non un piede, non un braccio, non la faccia, né un’altra parte qualunque del corpo di un uomo. Che cosa c’è in un nome? Ciò che noi chiamiamo con il nome di rosa, anche se lo chiamassimo con un altro nome, serberebbe pur sempre lo stesso dolce profumo”. Così parla la giovane e innamorata Giulietta al suo Romeo, nell’opera del drammaturgo inglese William Shakespeare.

Montecchi e Capuleti, le due famiglie di Verona, nella bella regione del Veneto, acerrime nemiche, sono lo sfondo di una meravigliosa e drammatica storia d’amore cinquecentesca. Forse, la più nota a livello mondiale che, ancora oggi, sfida i secoli ed è semplicemente viva e attuale.

Già Dante Alighieri descrive Montecchi e Capuleti nella sua Divina Commedia, forse a sintetizzare, in questi due nomi e due stemmi, l’odio che animava l’Italia d’allora. E Verona è il centro di questo odio e di questo amore.

Passeggiando per le vie della città, lasciandosi trascinare dal flusso di persone che vogliono far visita alla bella Giulietta, ci si ritrova nei pressi di piazza delle Erbe e da lì, lungo via Cappello, donde il probabile nome Capuleti, si scorge un portone al cui interno si apre un piccolo mondo antico.

Le pareti bianche sotto l’arco di ingresso, attraversato il portale in stile gotico, sono rivestite da bigliettini e ds frasi d’amore. Un vero e proprio affresco dei sentimenti. Alcune scritte risalgono a molti anni addietro, altre sono recenti. Ragazzini, adulti, qualche anziano, ognuno vuol lasciare qui il segno del proprio passaggio. Un passaggio d’amore.

Addentrandosi un po’ di più, in tutta la sua bellezza si presenta il minuto cortile all’aperto che fa parte dell’edificio del XIII secolo, poi restaurato nel Novecento, conferendo alla struttura un aspetto medievale. Piante rampicanti adornano ogni muro, ogni parete e le finestre tribolate sembrano celare segreti di famiglia.

Il famoso balcone di Giulietta è proprio qui, sopra le teste dei visitatori. Un balcone piccolo, semplice da cui, nella narrazione shakespeariana, la fanciulla si affaccia. Sempre nel cortile, proprio sotto il balcone, è collocata la statua in bronzo dedicata a Giulietta dell’artista veneto Nereo Costantini.

Dalle forme sinuose, leggiadre e femminili, la scultura rievoca alla memoria di ogni osservatore il volto della dama che, ormai fa parte dell’immaginario collettivo, quasi come un ritratto di famiglia, di una lontana e sfortunata ava.

Verona respira l’amore dei due amanti disgraziati e ogni afflato è un sussurro di poesia e di romanticismo. Dalla Casa di Giulietta il passo si dirige verso quella medievale di Romeo in via Arche Scaligere, dove avrebbero dimorato i Montecchi, percorrendo le antichissime strade locali della Corte Regia i cui nomi spaziano da vicolo Amanti a Via Tomba di Giulietta, nel convento dei Cappuccini fuori le mura, dove un sarcofago nudo e aperto, in marmo rosso, rappresenta gli italici lutti passati, ma anche l’appello di pace e di amore.

“Oh, quale luce vedo sprigionarsi lassù, dal vano di quella finestra? È l’oriente, lassù, e Giulietta è il sole! Sorgi, bel sole, e l’invidiosa luna già pallida di rabbia ed ammalata uccidi, perché tu, che sei sua ancella, sei di gran lunga di lei più splendente”.

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"Ricette delle nuove famiglie d'Italia" di Benedetta Cucci - Pendragon, 2010

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"Intervista a Babbo Natale" di Renato Minozzi - Nuovi Autori, 2003



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