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Venezuela, il mistero dell’aereo scomparso - foto :  L'aereo scomparso © fly again
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Venezuela, il mistero dell’aereo scomparso

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Dissolti. Dal cielo a chissà dove. Nell’era dei satelliti e dei “grandi fratelli” è ancora possibile. Nessuno sa nulla. Il fatto. Lo scorso 16 febbraio, un piccolo aeroplano stava volando sopra la foresta venezuelana, fra le comunità di Karum e Betel, con a bordo sette passeggeri.

A sparire nel nulla nel bimotore Cessna 182N, il pilota Robert Norton, volontario dell’Adventist Medical Aviation (AMA), sua moglie Neiba Norton, Gladis Zerpa, insegnante avventista; una donna che accompagnava una quattordicenne e un’altra donna insieme al giovane figlio.

Raggiunto telefonicamente, durante una sua breve sosta in Italia, David Gates, presidente di Gospel Ministry International e coordinatore di tutto il lavoro dei piloti missionari della fondazione, grazie alla preziosissima collaborazione della volontaria Manuela Lucarelli, si è riusciti a fare il punto della situazione.

“Continuano le ricerche” spiega Gates, “ma si prosegue a passo d’uomo. Il problema è che il governo Chavez ha chiuso il novanta per cento di tutti i voli missionari privati sopra la foresta e noi siamo l’unica Chiesa cui è consentito volare perché trasportiamo gli indios (popolazione protetta) malati dal folto della giungla, alle cliniche dei villaggi più vicini”.

Ma cosa è successo? Diverse le ipotesi. Il mal tempo che può aver causato lo scontro del velivolo con una montagna. Un motore che ha ceduto e quindi sono precipitati, oppure un atterraggio (d’emergenza o chissà perchè) non previsto e l’aereo che è sparito. Tutte possibilità concrete.

“Quello che è strano” ha risposto David Gates “è che il pilota, una persona molto esperta, non ha lanciato alcun sos o messaggi d’aiuto via radio. Tutti gli aeroplani poi hanno un segnale d’emergenza che viene lanciato dopo una collisione. E va avanti per due, tre giorni, ininterrottamente. Ma non si è mai sentito nulla. L’unica spiegazione potrebbe essere che il mezzo sia finito in un fiume”.

Ma ci sono altri aspetti, per esempio che l’aereo abbia dovuto fare un atterraggio imprevisto in zone che forse non avrebbe dovuto vedere, “e alcuni sospettano” riporta Gates “che abbiano incocciato in operazioni nascoste dello Stato”.

Nonostante le ricerche siano iniziate subito, e sia stato messo a disposizione un elicottero dal governatore locale, restano molte difficoltà. A cominciare dalla selva, molto fitta e anche pericolosa. “Qualche tempo fa” continuava Gates, “un altro aereo era precipitato. Il pilota ci mise un anno per uscire dalla selva poiché ci sono delle tribù di indios selvaggi che se ti trovano, non ti fanno più andare via.”

Come si proseguirà ora? Non smetteremo di cercare. Nella peggiore delle ipotesi, oltre alla tragica perdita di sette persone, un’ulteriore tegola è che Norton era il solo pilota che era abilitato a portare avanti questo tipo di operazioni. “Adesso non c’è nessun venezuelano disponibile a effettuare questi voli” concludeva il presidente dell’associazione.

Se lo stato sudamericano non è certo nuovo a incidenti aerei (una media di uno al mese), ciò che colpisce è che la stampa internazionale abbia ignorato il fatto. Notizia ripetitiva? Può essere. Peccato però che scrivendo “Venezuela aereo” sul motore di ricerca google appaiano subito i link su di un altro incidente.

Ma in quel contesto erano morti anche degli europei.

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