Le campane annunciano gioia. Due anime si uniscono in matrimonio. Le campane richiamano a un momento di raccoglimento e di preghiera. Le campane celebrano lutti. Il suono delle campane ha anche attraversato la storia scandendo la voce fragorosoa di eventi tanto tragici quanto importanti.
Scontro fra nazioni. Tra religioni. Il risultato, sempre quello. Carneficine. Allora, era l’ottobre 1571 e la Lega Santa, formata dalle repubbliche marinare di Venezia e Genova, insieme a Spagna, Roma, i Cavalieri di Malta e il Ducato di Savoia, avrebbe vinto lo scontro decisivo contro la flotta ottomana guidata da Mehmet Alì Pascià, nella storica Battaglia di Lepanto (Grecia).
Pochi giorni fa, nella chiesa di San Nicolò dell’isola del Lido di Venezia, si è tenuto un evento molto particolare. Appena dentro l’edificio religioso, sulla sinistra, (sopra un elegante supporto ligneo (realizzato dal maestro d’ascia, Bepi Telaroli e dal macchinista navale, Luciano Girotto) sono state collocate le tre campane (per anni conservate dietro l’altar maggiore) che il 18 ottobre 1571 annunciarono al mondo la vittoria veneziana sulla flotta turca.
Fu una battaglia estremamente cruenta quella di Lepanto del 7 ottobre 1571. In poche ore, in quel terribile scontro, morirono in tutto oltre trentacinquemila persone di cui quasi cinquemila marinai veneziani. I feriti furono invece quasi ventimila. Un oceano di sangue riversato sul golfo di Corinto.
Le tre campane, fuse nel 1528 per la torre (che serviva anche per punto di avvistamento) della vecchia Abbazia di San Nicola, vi rimasero fino al 1626, data di inizio demolizione dell’intero complesso conventuale. Nel 1629 furono poi sistemate sull’attuale campanile della nuova chiesa di S. Nicolò, più vicina alla laguna e al porto, e vi restarono fino al 1937 data della loro sostituzione con le attuali quattro.
In tempi di “fantomatica” guerra ideologica, un evento può essere facilmente mal interpretato. Nessuna intenzione di glorificare un esercito piuttosto che un altro. Solo un monito per ricordare quanto sia accaduto perché come disse il geniale artista Leonardo Da Vinci, “l’esperienza è maestra di scienza”. E l’esperienza è storia. Con la speranza che non sia più il sangue degli uomini a scriverla, ma solo gli uomini.




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