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Venezia, nel cielo in acrobazia - foto : Festival dell’Aria (Lido di Venezia), Francesco Fornabaio in azione © Luca Ferrari
Festival dell’Aria (Lido di Venezia), Francesco Fornabaio in azione © Luca Ferrari

Venezia, nel cielo in acrobazia

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“Da ragazzino facevo un sogno ricorrente. Volare. Mentre i miei amici costruivano i carretti con vecchi cuscinetti dei camion, io ne realizzavo uno con un ventilatore e mi libravo in aria finché il filo me lo permetteva. Poi si staccava la spina, e io mi svegliavo”. Inizia così la storia del pilota marchigiano Francesco Fornabaio, atleta professionista della Nazionale Italiana di acrobazia aerea, Campione Italiano nella categoria illimitata.

Ma prima di prendere quota, Fornabaio ha dovuto aspettare. Trasferitosi a Milano per lavoro, i suoi sogni erano cambiati. Il destino però era in agguato. E durante una vacanza sulla costa ligure a Bocca di Magra (Sp), fu un continuo vedere aerei e paracadutisti nel vicino piccolo aeroporto. Qualcosa si risvegliò, e il passo successivo fu la licenza di volo.

“Più tardi, vedendo in azione Sergio Dallan, il padre dell’acrobazia moderna in Italia nonché campione tricolore per 23 anni di seguito” spiega Fornabaio, “ho scoperto la mia passione, l’acrobazia. Allenatomi con un altro fuoriclasse, Giorgio Marangon, ho preso l’abilitazione acrobatica, e iniziato a fare i miei primi debutti in gare e via via sono diventato pilota professionista”.

Oggi è il presente. Al Lido di Venezia si è appena svolta la II edizione del Salone del Volo – Festival dell’Aria (24-26 settembre 2010). Di fronte alla laguna, e sopra i cieli dell’isola, professionisti giunti da tutto il mondo hanno incantato il numeroso pubblico con le loro esibizioni. Fra di essi c’era anche Francesco Fornabaio, che prima di salire in cielo a bordo del suo Corvus Aircraft, mi ha raccontato la sua esperienza. E cosa succede quando sei lassù. A trasformare in realtà le lontane intuizioni Da Vinciane.

Sig. Fornabaio, a che velocità va e quali sono le sue specialità? Si va dai 100 ai 450 km/h. Il velivolo può arrivare anche fino a 5000 metri di altezza, ma si lavora meglio sotto i 2000. La mia specialità è quella di far roteare l’aeroplano sull’asse trasversale. Ossia, far capriole. Farlo roteare attorno all’ala. Un volo da competizione di freestyle dura quattro minuti. Un volo da esibizione, dieci.

Quando è in cielo, quali sono i suoi punti di riferimento? La terra. In competizione si vola su un’area delimitata di un km per uno, e quindi guardare giù è importante. In air-show c’è la display line. Una linea oltre la quale non si può passare per proteggere anche il pubblico.

Adrenalina. Paura. Sicurezza. Che sensazioni prova un pilota esperto come lei? Parlerei di timore, più che di paura. Il timore è quello che ti tiene in vita e alla larga dai rischi inutili. Con l’adrenalina ho un rapporto diverso. Non è più la stessa che provavo le prime volte. Adesso c’è più consapevolezza.

Un pilota deve anche conoscere la parte meccanica del mezzo? Non necessariamente. Io però mi sono certificato anche per la piccola manutenzione. L’aeroplano vola sopra la gente. Il pubblico deve essere protetto, non solo dalla buona volontà del pilota, ma anche da chi autonomamente gestisce la macchina. È importante che un pilota acrobatico sappia che cosa va a muovere e come l’aria reagisce quando s’interviene su un comando.

Come si svolge la preparazione per questo tipo di competizioni? L’allenamento consiste nella parte fisica e psicologica. Il pilota è sempre più veloce dell’aeroplano. Sia nella reattività che nel coordinare le figure che va a eseguire. Le figure sono un po’ come lo spartito per il musicista. Il pilota le ha preparate prima. Le sa a memoria. Ogni figura è frutto di un allenamento meticoloso. Nella mia esperienza ho avuto la rottura del cavo della manetta del gas, e praticamente sono rimasto senza motore. Con quest’ultimo al minimo, sono atterrato planando. Gli aerei in realtà volano con le ali, il motore serve solo per trainarli.

Volare è un po’ vivere una storia d’amore con il cielo. Come un matrimonio. Non è un’infatuazione passeggera. Si stabilisce un rapporto specifico. Analogo discorso per il surf con il mare o l’equitazione con il cavallo. Si crea un legame. Qualcosa che cresce e migliora col tempo. Con intelligenza e competenza, si continua a vivere la propria passione senza mai smettere di osare.

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LIBRI

Latitudini V (parole in viaggio)

"Latitudini V (parole in viaggio)" di Luca Ferrari - Granviale Editori, 2011

Venezia è un pesce

"Venezia è un pesce.Una guida" di Tiziano Scarpa - Feltrinelli, 2003



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