La luce sta iniziando a bucare l’oscurità. Un suono lungo e intervallato riecheggia nella vallata lagunare. È la sirena che avvisa tutti della minaccia giornaliera. L’acqua alta. Le squadre con le passerelle iniziano a già a disporle nei punti più nevralgici della città. Per il resto, c’è solo da impugnare gli stivali.
Croce e delizia per locali e turisti. Una prospettiva totalmente opposta. È quello che succede a Venezia quando la marea si alza e la città lagunare va sotto. Per il primo, significa iniziare la giornata nel peggiore dei modi, visto il disagio che si verrà a creare. Per i forestieri, è un terno al lotto per fotografie e camminate in piazza San Marco in versione subacquea.
Il verificarsi di questo fenomeno dipende da due fattori. La marea astronomica e gli agenti metereologici. La prima, dipendente dal moto degli astri, in particolar modo e soprattutto dalla Luna (e in misura decisamente inferiore il sole e gli altri pianeti) e dalla geometria della zona in questione.
La marea astronomica risente poi delle fasi lunari e solari, accentuandosi in particolare nei periodi di novilunio e plenilunio e durante gli equinozi. Oltre agli effetti spaziali, ci si mette anche Eolo, nelle sue formi più comuni per il Mare Adriatico: scirocco (vento calco) e bora (freddo). Il primo può frenare il reflusso delle acque dell’intero bacino. La seconda, spirando attraverso le bocche di porto della laguna, può impedire al mare di riceverne l’onda di ritorno.
Ma aldilà dei disagi che l’effetto può sicuramente creare, per altro come la pioggia e la neve, vedere Venezia, contesa tra acqua e acqua, resta uno spettacolo. E aldilà di mega-progetti fatti a prevenire (dicasi Mose), su cui si può essere d’accordo o no, a meno che questa città non venga snaturata, l’unica soluzione per affrontare il problema è tenersi nello sgabuzzino un paio di comodi stivali.
Nella storia dell’antica Repubblica Marinara il giorno in cui qualcuno, probabilmente, temette di fare la fine degli abitanti di Atlantide, fu il 4 novembre del 1966, quando si raggiunse il livello di alta marea di quasi due metri: 194 cm. Pochi anni fa (2002), ad ogni modo, si sfiorò il metro e mezzo.
Sacchetti a i piedi. Gente trincerata sui ponti o su qualche scalino. Venezia pare vada al rallentatore quando Venezia si ricongiunge col suo elemento che la circonda. E talvolta succede che anche qualche isola vada sotto. E allora, sono dolori. Lo scenario che ne viene fuori, resta comunque, uno specchio liquido su cui far pattinare qualche gesto di fantasia.





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,,,,ho vissuto a Venezia 12 anni della mia vita, quelli tra i 18 e i trenta. nel 2002 c’ero… è stato un disastro a livello pratico… ma lo spettacolo di luci e colori riflessi tra cielo terra acqua palazzi ,,,, colori danzanti flittuanti, immagini riflesse come se ci fosse un “sopra” nitido e un “sotto” uguale ma fluttante.
E turisti scalzi che ballano gioiosi al suono delle orchestre di piazza san Marco… uno spettacolo senza paragoni, un sogno che non è possibile raccontare se non si ama la magia di questo luogo e le sue scomode, ma meravigliose bellezze.
…e come darti torto per chi in laguna c’è ancora…l’anno scorso poi, aver visto metà Gran Viale del Lido sott’acqua, è stato come vivere ad Atlantide per qualche ora…ciao ciao