Varese, terra strana. Un po’ protratta verso le gioie economiche del Milanese, dall’atra parte schiacciata tra i boschi verso il confine svizzero e da sempre in dialogo con quella realtà elvetica sottoforma di macchine di frontalieri che ogni giorno vanno a guadagnarsi il lauto pane. Verese, divisa tra la concezione di varesino, unico detentore del privilegio d’abitare in città e quella di varesotto, da sempre abitante di ciò che vive fuori dall’urbe.
Ed è proprio da questo “fuori” che inizia questa storia. Una storia che, legandosi alla leggenda, racconta di come la Musica è entrata nelle vene di questa zona proprio avanzando dai boschi dei monti limitrofi per poi trovare pieno senso sul palco della città giardino, come da sempre è chiamata per le pennellate di verde che ovunque accendono le sue ville e i suoi parchi.
Si parte dal Sacro Monte di Varese, uno dei nove “sacri” che la Lombardia e il Piemonte hanno donato nel 2003 alla lista dei Patrimoni dell’Umanità targata Unesco. Da qui nasce la leggenda, da qui la musica è colata verso la città in un turbinio che legò la fede, la tradizione popolare e la più squisita sensibilità artistica.
Su questo monte, un tempo aspro rifugio per eremiti, furono innalzate delle enormi croci che poi nei secoli lasciarono il posto alla costruzione di veri e propri luoghi di culto. Ed è proprio durante la collocazione di una di queste che i presenti entrarono in contatto con un avvenimento tanto particolare quanto leggendario: dai boschi uscirono musici che allietarono con soavi canti tutta la funzione per poi sparire tornando da dove erano venuti senza lasciare traccia.
La tradizione musicale, l’amore per quest’arte scorse anche nelle vene di Francesco III d’Este, Signore di Varese, che volle ospitare presso il suo palazzo nientemeno che Mozart costruendo poi il primo teatro della città, quello che divenne poi il Teatro Sociale di Varese, unico a poter tenere testa alla ben più famosa Scala ospitando vere e proprie prime assolute come il Così fan tutte dell’artista austriaco.
Una scossa culturale che investì molti imprenditori che negli anni non esitarono a sovvenzionare l’apertura e la gestione di teatri, nonché anche di numerose compagnie filarmoniche che oramai hanno da tempo soffiato sulle cento candeline. Per non parlare di orgogliosi figli di questa terra, come il soprano Grassini o il violinista Uto Ughi. Finendo poi sul filo di numerose pagine scritte nelle redazioni di provincia che hanno arricchito la stampa di settore.
Varese e il suo territorio. La musica e la tradizione. Un matrimonio fecondo.





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