Il ritorno del tram - Foto tratta da freefoto.com
Lo stridere dell’acciaio sull’acciaio porta lento il tram in cima a Nob Hill. I freni fischiano, le carrozze sobbalzano e i passeggeri scendono ordinati all’ultima fermata: una delle zone residenziali più in di San Francisco.
Presto, questa fotografia, tipica della città californiana, potrebbe essere “esportata” nel resto del Paese. E’ quanto si augurano molte comunità nordamericane a fronte del continuo aumento del prezzo del carburante e dell’impatto ambientale.
Via i costosi e maleodoranti bus a diesel a favore delle più caratteristiche e salutari electric streetcars. Un ritorno al futuro di uno dei mezzi più popolari del mondo che porterebbe molti vantaggi. A cominciare da quelli economici.
“Se avessimo un programma a livello federale ha spiegato Jeffrey Boothe all’Herald Tribune – molti centri adotterebbero questa politica. Invece – ha aggiunto il legale di Washington, esperto di trasporti -, il governo centrale non ci sente”.
Secondo l’Apta (American Public Transportation Association) l’uso dei mezzi pubblici è aumentato del 5,2 per cento negli ultimi mesi e del 12,3 per i tram. Dall’anno scorso circa duemila 900 chilometri di rete tramviarie sono operative o in via di completamento in Usa.
Questo risveglio ecologico a stelle e strisce potrebbe giovare alla Vecchia Europa dove ci sono le migliori aziende costruttrici di streetcars. Su tutte la Siemens che proprio a maggio si è assicurata un contratto da 277 milioni di dollari per fornire carrozze allo Utah Transport Authority.
I veicoli saranno pronti entro il 2012 e saranno costruiti nello stabilimento di Sacramento, in California. La compagnia ha poi siglato un altro accordo da 184 milioni per la realizzazione di una nuova linea leggera a Denver, Colorado.
Ma i recenti squassi finanziari trattengono il “mercato elettrico” che sarebbe molto più fiorente in America. Paese in cui negli ultimi dieci anni le reti sono comunque cresciute del dieci per cento contro una stagnazione europea dell’un per cento.
In attesa che il nuovo governo di Washington decida sullo stanziamento di fondi per lo sviluppo e il potenziamento delle infrastrutture viarie, il vecchio tram di “Frisco” ridiscende da Nob Hill.
Lo stridere dell’acciaio sull’acciaio lo porta lento a Fisherman’s Wharf, la zona portuale famosa per la sua attività di pesca. Dal finestrino, i passeggeri vedono sfilare il mare blu. Elettrico.

La prima notte dormita in camper, in uno spiazzo deserto accanto all’Highway 211, in Virginia. L’ululato del vento, un tappeto di stelle, la strada buia e infinita. Il silenzio innaturale delle grigie colline che ci circondano.

Uscire dal tracciato. Abbandonare le località più visitate. Andare a caccia dei nomi più buffi che la terra a stelle e strisce abbia mai partorito. Una sfida tutta da ridere.

EuroVelo: un progetto di respiro internazionale, volto all’armonizzazione delle infrastrutture ciclistiche, che consente di girare in lungo e in largo il Vecchio Continente, attraverso itinerari ad hoc studiati da un gruppo di esperti.