Rievocazione della battaglia di Lexington © Alessandro Gandolfi
Per chi suona la campana il 4 luglio 1976? Per una nuova nazione. E’ il suono dell’Indipendenza, la cui Dichiarazione, redatta a Filadelfia da Thomas Jefferson, John Adams e Benjamin Franklin, sancì la nascita degli Stati Uniti d’America, che nel giro di meno di due secoli, sarebbe diventata un’indiscussa potenza mondiale.
A firmare lo storico documento con cui le ex-colonie inglesi presero in mano il proprio destino, furono i rappresentanti del New Hampshire, Massachusetts, Rhode Island, Connecticut, New York, New Jersey, Pennsylvania, Delaware, Maryland, Virginia, North Carolina, South Carolina e Georgia, che diedero così vita al primo combo di nazione statunitense.
Come in quasi tutta la storia dell’umanità, ogni nuova era è stata preceduta da una guerra, e a sua volta questa da un atto in particolare, divenuto poi simbolo. In questo contesto, la storia cambiò in un freddo dicembre del 1773, quando alcuni coloni, travestiti da nativi americani, assalirono le navi inglesi ormeggiate al porto di Boston e gettarono il contenuto di tea in mare (il cosiddetto Boston tea party).
Lontano più di duecentottanta anni e a parecchie miglia più a est, mi ritrovo a pensare a quei giorni. Le sensazioni. L’atmosfera. Quando è in atto una rivoluzione, il cielo è diverso. Le onde del mare sembrano più pensati, ma è tutto più sopportabile. La giornata si presenta molto ventosa, e sfidando il mio precario equilibrio su una diga striminzita, mi siedo su uno scoglio davanti al mare, con l’acqua salata che non lesina pietà sui miei abiti.
Il rumore di fuochi d’artificio poco distanti da dove mi trovo, mi riportano alle cannonate d’indipendenza, neanche fossi un immortale che ha viaggiato nelle epoche della storia. Riesco a vedere Boston. La sua costa. Lo stato del Massachusetts. Glouchester. Ipswich, i cui magnifici scenari fatti di baie, rocce, spiagge e calette, raccontano storie di valorosi che lottarono per l’indipendenza, e che quest’anno festeggia il 375° anniversario della sua nascita.
Vorrei essere a Crane Beach, e dare al mio respiro la possibilità di godere di questi undici chilometri di litorale (protetto). Vorrei attraversare l’Ipswich River, e inventare nuovi sentieri. Nel tenermi saldo a una roccia, sento l’orgoglio della statua di “The Man at the Wheel”, l’uomo al timone, monumento di Gloucester dedicato ai marinai che nel corso dei tre secoli sono scomparsi in mare.
Resto impassibile dinnanzi alle onde arrabbiate che alleate del vento, mi fanno essere sempre più parte del pianeta subacqueo, più che del mondo terreno. Tutto un universo di battaglie passate e di lotta, si rispecchia in una verde geografia sulla costa americana. Nel prendere qualche goccia d’acqua fra le mani, consegno loro il mio augurio agli States, chiedendogli di nuotare fino a Boston.

Stati Uniti sud-occidentali. Simbolo indiscusso di cinema, ricchezza e sogni. La città degli Angeli, contesa tra l’aria calda del deserto e quella fredda dell’Oceano Pacifico.

Lungo la Military Road per scoprire una delle zone più affascinanti e impervie dell’Isola di Smeraldo. Ricca di storia, cultura, leggende e scenari imperdibili.

Breve viaggio negli alberghi più curiosi del mondo. Quando la vacanza ha il sapore di un’esperienza curiosa. E gli occhi dei visitatori si aprono su una infinità di sorprese.