Quasi che la tragedia seguisse anch’essa una sorta di “moda”. C’erano le croci uncinate. C’era lo sterminio. Ma in molti casi non c’erano proprio gli storici a ricordare quelle vittime così profondamente ignorate, coloro che non trovarono la morte nei più conosciuti e studiati campi di sterminio.
Ci sono volti, storie, avvenimenti che pochi conoscono. Ricordi persi nel computo dei sei milioni: la città di Berdichev in Ucraina racconta di donne ebree obbligate a nuotare fino alla morte nel fiume, a Telsiai, in Lituania, bambini venivano lanciati nelle fosse dove già giacevano morti i genitori. Nella bielorussa Liozno ebrei furono chiusi in un fienile e lasciati morire di freddo.
Storie provenienti dall’est. Storie potenzialmente dimenticate e ora nelle mani dell’Istituto Internazionale per le Ricerche sull’Olocausto che vuole ricostruire tutti quei piccoli ma importanti massacri. Sforzo immane che ha appena partorito un documento iniziale chiamato “La Storia mai Raccontata”.
E sono proprio le parole di David Bankier, capo dell’International Institute for Holocaust Research, a delineare i contorni di questa ricerca: “Questi avvenimenti sono stati in gran parte trascurati perché hanno coinvolto piccoli villaggi o città. In molti casi la gente del posto ha svolto un ruolo chiave negli omicidi. Tentiamo di capire come fosse possibile che un uomo il giorno prima giocasse a calcio con il vicino ebreo e il giorno dopo lo uccidesse”.
Se queste morti rimangono ancora avvolte nel mistero però almeno il retroscena storico è ben che noto: lo sterminio iniziò con l’arrivo nei territori dell’Unione Sovietica dei nazisti nel 1941 e le prime prove di ciò che “la razza superiore” fece furono raccolte dai sovietici solamente a margine di un’indagine per l’individuazione dei “nemici del popolo”.
Oggi si vuole invece raccogliere più materiale possibile per tentare di ricostruire i fatti avvenuti in quelle dimenticate terre. Si raccolgono diari dei tedeschi, testimonianze dei sopravvissuti e anche le stime delle commissioni “rosse” che però alle volte sembrano addirittura esagerare il fenomeno rendendo così necessario rifocalizzare sistematicamente il tutto.
Testimonianze che raccontano l’irraccontabile: “Furono messi in fila prima d’essere cacciati verso le trincee. Questo fu compiuto dalle SS lettoni – racconta un testimone tedesco – e agli ebrei fu comandato di voltare le spalle al plotone. Ma già alla vista della trincea avevano capito che la fine era vicina, probabilmente perché sul fondo già giacevano cadaveri ricoperti di un leggero strato di sabbia”.
Numeri che impressionano. La direttrice del progetto, Lea Prais, ricorda la storia della cittadina bielorussa di Krupki dove il 18 settembre del 1941 l’intera comunità ebraica locale fu spazzata via. Mille persone c’erano e mille persone morirono.
“Ma il silenzio degli ebrei dell’Unione Sovietica non fu poi così tanto silenzioso”, afferma ancora la Prais. Neanche troppo tempo dopo in numerose piazze e luoghi circostanti spiccavano Stelle di David o altri segni per ricordare questi massacri. E questo avveniva anche sfidando gli occhi di una non certo favorevole opinione sovietica.
Ma il coraggio qui sconfisse il silenzio. Ora e per sempre.





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