Moltissimi reporter si sono cimentati sull’Africa e sulle sue guerre dimenticate, grandi nomi del giornalismo internazionale hanno scritto articoli e saggi sulle guerre civili e le carestie.
Ma come riportato anche sul Sunday Times “nessuno è riuscito a farlo con altrettanto successo, unendo grande giornalismo e aneddotica avventurosa, e immergendo il tutto in una potente cornice familiare e storica” come è stato fatto da Aidan Hartley nel suo Il forziere di Zanzibar.
Il libro narra le sorti di un gruppo di giovani reporter d’assalto tra i conflitti che devastano l’Africa negli anni novanta: Etiopia, Somalia, Ruanda e di un funzionario coloniale britannico che trova l’amore e la morte nell’Arabia degli anni quaranta.
Due storie che si fondono in una romanzesca saga autobiografica. Un avventuroso, commovente omaggio al continente africano e agli eroi sconosciuti del giornalismo, in un libro pieno di passione e speranza.
Tradotto da Maria Giuseppina Cavallo e uscito per i tipi di FusiOrari (i libri di Internazionale), Il forziere di Zanzibar esprime tutta la forza e l’incoscienza della gioventù.
Fra eccessi, stermini, eserciti ribelli, articoli scritti mentre i razzi esplodono nella stanza a fianco, l’opera si snoda in modo magnifico e memorabile.
Storia di guerra ma soprattutto d’amore: per il continente africano, per la figura del padre, per la fotografa conosciuta in Madagascar durante un colpo di Stato e che rappresenterà la perfetta sinergia tra fotografia e testo scritto da moltissimi fronti di guerra.
Aidan Hartley è nato e cresciuto in Africa orientale. È stato corrispondente per la Reuters da Africa, Balcani, Medio Oriente e Russia.
Attualmente è columnist del settimanale britannico The Spectator e sta lavorando alla creazione della prima agenzia africana d’informazione ambientale.
Vive tra il Kenya e Londra con la moglie e due figli.
Aidan Hartley
Il forziere di Zanzibar
FusiOrari (i libri di Internazionale)
472 pagine
15,00 euro
Isbn 978-88-89674-06-2
www.thezanzibarchest.com




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Io sono nata in Somalia nel 1951 quando tua madre arrivò in Kenya…………..e li sono crescuta. Quello che hai scritto ,mi ha riempito di una tristezza infinita, anche perchè ho foto di come è ridotta Mogadiscio e ho foto di come era una volta.
Frequento e sono in contatto con tanti amici della mia infanzia e uno di loro lo hai conosciuto, Lino Marano, che vive e lavora a Malindi, dove quasi ogni anno vado a passare le mie vacanze con mia figlia.
Adoro l’Africa…………….. è la mia vera e unca casa, e come disse tua madre “vivere lì sarebbe la vita più perfetta ed entusiasmante” che un essere umano possa condurre.
Grazie del tuo libro, mi piacerebbe conoscerti, chissà a settembre del 2011 sarò a Malindi al Coral ky sove appunto lavora Lino-
Paola Ceinar