Di solito a noi abitanti delle grandi città europee capita di posteggiare il mezzo privato e saltare sulla prima metropolitana per raggiungere con veloce comodità i luoghi nevralgici della nostra megalopoli.
Ma c’è chi, nel bel mezzo di Parigi, ci parcheggia la propria barca.
Ormeggia, attracca, se la terminologia marittima vuole giustamente la sua parte.
E la multa si può stare certi non verrà lasciata dallo zelante tutore della sosta.
La “parcheggiata” in questione, infatti, è un’invitata d’onore ed è giunta lì dopo un viaggio durato ben cinquecentosette giorni.
Stiamo parlando del veliero Tara, costruito per le spedizioni scientifiche nei mari polari.
Questa storia ha tutto il retrogusto della favola.
Come una principessa intrappolata nella teca di cristallo è stata prigioniera dei ghiacci per quasi due anni facendosi trasportare alla deriva verso sud come in un infinito giro di valzer.
Questo “sonno” nella morsa della banchisa non l’ha fermata dalla sua missione.
Un abbraccio, oltretutto, durato meno del previsto: 3 settembre 2006, fino al 21 gennaio 2008.
Diciannove mesi invece che ventiquattro come preventivato.
Mesi passati a misurare la possibile febbre del globo.
Infatti bisogna ricordare che le regioni polari sono la cartina di tornasole dei cambiamenti climatici sul nostro pianeta.
Quest’immensa tavola bianca riflette la bellezza dell’ottanta per cento dell’energia solare.
Mentre le acque, più scure, accolgono in loro il novanta per cento dell’energia.
Minore superficie candida, maggiori sono le radiazioni che colpiscono il mare.
Nell’estate del 2007 s’è raggiunto il record per la minor estensione della banchisa artica.
Nel 2008, come già raccontato su queste pagine, i ghiacci del mitico “Passaggio a Nord-Ovest” si sono sciolti.
Tara in questa missione ha compiuto il suo lavoro analitico mostrando d’essere un’imbarcazione veramente all’avanguardia: trentasette metri di lunghezza, dieci di larghezza, centotrentamila tonnellate di peso e vele per quattrocento metri di superficie.
Ha tutta la stoffa di chi la precedette, la nota Fram che oggi riposa in un museo a Oslo.
Lo scafo, in alluminio, è stato concepito apposta per reggere alla pressione della banchisa.
E adesso, fino al 11 gennaio 2009, è in mostra proprio a Parigi.
Dopo aver risalito la Senna, infatti, la Tara s’è ormeggiata a poche centinaia di metri dalla ferrosa Torre Eiffel nel porto dei Champs-Elysées.
Questa volta sì che a prendere la metropolitana si fa prima.
Dove abbiamo lasciato la barca?
Alla fermata Champs-Elysées-Clemenceau, non ricordi?
Ah, già, che sbadato.




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