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Un “claun” in corsia

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Supereroe: personaggio che si caratterizza per le sue doti di coraggio e nobiltà e che generalmente ha abilità straordinarie oltre a possedere un nome e un costume pittoreschi.

Sogno di un giornalista cresciuto con la fantasia fumettistica è quello d’incontrare uno di loro, una persona che come in quelle pagine colorate svolge un’attività diurna del tutto normale, magari un impiegato, e poi si opera per il bene del prossimo nel tempo libero.

Io ho incontrato ciò che cercavo: Bonito, il clown.
L’appuntamento con lui è in una famosa azienda d’abbigliamento sportivo ai limiti della periferia sud di Milano, dove Sebastien Perret, il suo nome comune, lavora ogni giorno.

Chiaramente l’imprevisto è dietro l’angolo.
Uno sciopero della metropolitana mi obbliga ad accantonare il facile e lineare tragitto urbano per optare, già in ritardo colossale, per un tortuoso attraversamento motorizzato della giungla cittadina.

Con solo quindici minuti di ritardo vengo accolto da Sebastien alle porte della sua azienda. L’intervista, che doveva svolgersi nella sua pausa pranzo, è slittata nel tempo lavorativo dell’intervistato, tempo che però ci viene concesso da una generosa responsabile di reparto.

Nella showroom, unica stanza non coinvolta dal frenetico ritmo produttivo, il clown Bonito, o meglio il giovane Sebastien, ci racconta la nascita della sua attività così speciale: “Il tutto ha inizio il febbraio di quattro anni fa, ed è nato un po’ per un segno del destino, cioè l’incontro televisivo con il noto dottore-clown Patch Adams e l’imbattermi, dopo quindici giorni, in un articolo che parlava della clownterapia”.

Il nostro intervistato allora mi racconta di come con sollievo ha scoperto l’esistenza di corsi per poter diventare clown di corsia aperti anche per chi come lui non era un professionista del settore e di come in uno di questi è arrivato a creare il suo personaggio.

“Il nome Bonito nasce dalla canzone degli Jarabe de Palo dove risuona la frase Bonito, todo me parece bonito, un messaggio che volevo esprimere con la mia attività da clown, e poi, il termine in spagnolo significa anche carino, cosa che non guasta mai”.

Il tutto però ha portato non solo a successi personali: “Grazie all’ossatura formata da poche ma brave persone nel Dicembre 2003 è stata creata l’associazione Dutur Claun della quale sono presidente, diventata onlus dal 2006 e che oggi conta un centinaio di clown volontari”.

Il giovane presidente, originario di Lione, ci racconta anche di una famiglia ben più estesa e radicata: “In Italia grazie all’attività della clown Aureola (Maria Luisa Mirabella) che nel 1997 ha fatto partire lo splendido progetto VIP (viviamo in positivo) siamo oramai 2.400 su tutto il territorio nazionale. Noi siamo federati con questa storica associazione che raccoglie sotto di sé gruppi da Trieste a Palermo”.

Le mie domande psicologiche però hanno il sopravvento e allora chiedo espressamente se il clown che lui interpreta sia un aspetto innato della sua personalità o il frutto di un lavoro ben preciso.

“Di certo a me piace scherzare, però ho compiuto un percorso, giorno per giorno, che mi ha fatto capire tanto di me, ho lasciato che il bambino un po’ sopito in me fosse stimolato”.
Spontaneo mi viene da chiedere a Sebastien che cosa ci sia ancora da ridere in un mondo così pieno di disgrazie: “Vedi, sta a te decidere come vivere la giornata. Se tu vedi solo il lato negativo, sei propenso al vivere nella negatività. Se decidi che oggi vuoi vedere anche il positivo, puoi già godere del cappuccino che stai bevendo, della battuta alla radio, della brioches del bar”.

Il mio spirito filosofico teoretico richiede però maggiori spiegazioni e Bonito, avendo capito forse il mio smarrimento, continua il suo discorso: “Basta cambiare l’atteggiamento ed il punto di vista, siamo troppo concentrati sulle nostre piccole magagne.

Patch Adams usò una volta una poesia di Neruda che si chiama Ode ad un limone, dove il poeta focalizza tutto il suo amore su di un limone. Se si riesce ad essere felici per un limone, prova ad allargare il cerchio all’albero, alla terra, al tutto. Le cose negative ci sono, non dimentichiamo però le positive”.

La domanda su dove e come si possa affrontare il dolore in posti dove i clown portano il sorriso nasce spontanea.

“Il subire il dolore altrui, quello che in gergo si chiama burn out è un pericolo reale. Bisogna proteggersi. Questa sembra un’incoerenza per chi aiuta il prossimo ma è necessaria per non scoppiare. Io ho la fortuna comunque di subire poco questa cosa”. Nella zona di Milano i ragazzi del dutur claun sembrano molto attivi e sparsi praticamente in ogni istituto ospedaliero e non: tre importanti ospedali milanesi, due della provincia e due case di riposo per anziani.

Proprio nell’ambito geriatrico cade la mia attenzione: “Si, a differenza del bambini gli anziani, che sono alla fine della vita, hanno meno voglia di ridere, in quel caso non c’inventiamo tanto, basta una carezza ed un sorriso”.

Sorridere fa bene, mi ripete il clown Bonito, mettendo sul piatto una splendida quanto semplice definizione degli effetti curativi di quest’attivià: “Il sorriso è apertura nella contrazione. Il pensare al male è un concentrarsi, il ridere è distendersi, ci scollega da questo pensiero negativo.

L’intervista volge al termine. Dopo aver strappato la promessa di visitare l’attività di Dutur Claun sul campo nelle prossime settimane chiedo al mio intervistato come il clown Bonito vorrebbe finire quest’intervista.

Sorridendo Sebastien allora cita, scandendolo con l’inflessione francese: “Un sorriso è un arcobaleno, dopo la pioggia viene il sereno”. Il mondo, mi viene da dire, dovrebbe essere più pieno di clown.

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"Tangenziali - due viandanti ai bordi della città" di Gianni Biondillo, Michele Monina - Guanda, 2010

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"Guida insolita ai misteri, ai segreti, alle leggende e alle curiosità di Milano" di Silvia Coppini Spini, Ambrogio Strada - Newton Compton, 2000



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