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“Troia fu inglese” - foto : Troia © Fede Ranghino
Troia © Fede Ranghino

“Troia fu inglese”

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Una storia che potrebbe ribaltare le nostre certezze. Un soggetto che si sposta tra le pieghe del tempo e le cartine geografiche, affermando che la città di Troia non si trovasse in Turchia, bensì in Inghilterra. O meglio, a scivolare nell’oscuro sono gli avvenimenti della guerra che colpì questa città.

Questa confusione, tramandata fino ai giorni nostri, pare essere dovuta al periodo in cui i Greci arrivarono nei luoghi che i nostri libri di letteratura hanno da sempre specificato essere il background naturale per i racconti di Omero.

Stiamo parlando di quella città dell’Asia Minore che risponde, odiernamente, al nome turco di Hissarlik. I greci si stabilirono senza comprendere che gli abitanti locali furono un tempo nomadi, provenienti da tutt’altra parte dell’allora poco conosciuto globo terracqueo.

Tra il 1180 e il 1100 a.c questa zona asiatica fu abitata da una popolazione non autoctona scampata dalla più grande guerra preistorica che colpì proprio l’omonima Troy sulle colline Gog Magog, nel Cambridgeshire inglese. Infatti diversi resti bronzei sono stati ritrovati in loco a testimonianza della battaglia.

Stiamo parlando della distruttiva migrazione dei nemici storici dei troiani, gli Achei, che dalla costa Atlantica si spostarono verso il Mediterraneo causando il collasso di diverse civiltà. Questi “uomini d’acqua” furono additati dallo stesso Erodoto come emigranti e, dopo aver fondato Atene mescolandosi con gli abitanti del luogo, rinominarono il paesaggio circostante.

Nomi che ovviamente provenivano dal loro passato, un passato che comprendeva pure quell’Odissea che i greci tradussero solo nel 750 a.c. Da qui la storia è come ce la ricordiamo. Peccato che nessuno ci abbia mai raccontato fino ad oggi ciò che probabilmente avvenne prima.

Ardua avventura che l’olandese Iman Jacob Wilkens vuole intraprendere attraverso le pagine del suo libro Where Troy Once Stood, dove vengono posti sul piatto della sfida diversi punti oscuri delle vicende dell’avventura omerica.

Primo su tutti la necessità degli Achei di costruire più di un migliaio di barche per attaccare Troia, quando, se stessimo parlando dello scenario turco, sarebbe stato molto più veloce e meno dispendioso procedere via terra.

Ulisse, oltretutto, dice d’aver fatto ritorno a casa come passeggero di un’imbarcazione che da Creta faceva rotta verso Sidone. Ma questo, nella rotta mediterranea, è proprio il percorso inverso.

Agamennone poi impiegò un mese per coprire la distanza tra Argo e Itaca, trenta volte ciò che richiedeva lo stesso viaggio nella zona asiatica. Per non contare che la turca Troia sarebbe stata troppo piccola per accogliere l’invasione di un esercito di 100.000 uomini con armamento vario appresso.

Pure il geografo Strabone, vissuto duemila anni fa, riporta che le maree raccontate nell’Odissea apparterrebbero più alla zona atlantica che a quella mediterranea.

Dubbi, curiosità e Storia. Un libro, un’avventura.

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LIBRI

Londra Babilonia

"Londra Babilonia" di Enrico Franceschini - Laterza, 2011

Il ragazzo che parlava col vento

"Il ragazzo che parlava col vento" di Pascal Khoo Thwe - Edizioni Piemme, 2008



3 commenti a ““Troia fu inglese””

  • elisa alle ore 6:23 pm scrive:

    è destabilizzante quando le tue certezze crollano.
    sono stata a troia, ho respirato profumo di storia e di mito.
    è stata una grande emozione.
    ho ammirato il panorama di terra rossastra e mare all’orizzonte.
    se ci siamo sbagliati è un peccato, però si apre una nuova storia.
    grazie, ciao

  • Il Jester alle ore 12:08 pm scrive:

    Mi sono interessato della questione, quando ho letto Odissea di Clive Cussler che citava proprio questa dislocazione della guerra troiana. E in effetti, sarei molto interessato a leggere il libro di Wilkens. Probabilmente ci scriverò un articolo per il mio blog.

  • Francesco Bizzini alle ore 11:42 am scrive:

    Grazie per aver torvato il tempo di lasciare un commento.
    Jester, se scoprissi qualcosa di nuovo, non esitare a farcelo sapere.
    Buona lettura

    Francesco

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