“Oggi la mia città è una Sissi col body in lycra. È una Sissi col piercing, i capelli blu cobalto e una salamandra tatuata sul collo. Ha ancora le dita affusolate della principessa ma si mangia le unghie”.
Così cita la quarta di copertina del libretto di Mauro Covacich “Trieste sottosopra”, edito da Laterza.
Triestino, annata 1965, Mauro Covacich descrive la sua città con affetto e tenerezza, attingendo ai ricordi e rivelando posti e storie in 120 pagine che si leggono tutte d’un fiato.
Città del nord Italia ma la più a sud dell’Europa del nord. Trieste è poliedrica, sicuramente duplice.
Palazzi austeri dall’aria aristocratica ed evocativa dell’epoca imperiale, e ragazze in shorts col piercing e dalla pelle abbronzata in aprile come in piena estate.
Trieste è goliardica e mediterranea nell’animo, un po’ edonista, amante delle serate passate in compagnia davanti ad un calicetto di vino e a un buon piatto di affettati appena tagliati dal titolare dell’osmizza, una delle tipiche osterie a conduzione famigliare sparse in città e sull’altopiano carsico.
È amante delle pause pranzo sotto il sole sulla riviera di Barcola e delle chiacchierate sul molo Audace, davanti alla splendida cornice di piazza dell’Unità d’Italia.
Ama la bora. Nei leggendari tre giorni in cui, secondo un detto, nasce, vive e muore, questo vento dell’est s’incanala nel gomitolo di vie, prende forza ed è inutile cercare di vincere. Meglio che soffi, che pulisca l’aria. La città sta prendendo fiato e si sente il suo respiro.
Ama le passeggiate nel parco del Castello di Miramare, bianco con i torrioni e un parco stupendo. Al primo sguardo, un castello delle fiabe.
Dietro la facciata aristocratica, la storia infelice di Carlotta, moglie di Massimiliano d’Asburgo, che si dice abbia ceduto alla follia dopo la morte del marito in Messico, avvenuta poco dopo la costruzione del loro nido d’amore, di cui quasi non ha potuto godere.
Dietro la spensieratezza e le allegre giornate triestine, un passato segnato da momenti bui e tristi. L’ex risiera trasformata in lager, l’unico in Italia e oggi museo nazionale, e le foibe testimoniano quei momenti d’ombra.
Immagini felici e tristi che s’incrociano, si guardano, si superano.
In fondo Trieste è zona di confine ed è destinata a evolvere, a guardare avanti. Un soffio di bora porterà via la polvere, forse qualche tegola e la solarità di questa città riapparirà come sempre, consapevole e forte.





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