Una distinta signora di metallo. Longilinea e dai modi eleganti. Simbolo di Parigi, simbolo della Francia, simbolo dell’Europa intera. E porta il nome del suo ideatore. Forse.
In effetti l’idea di una torre, altissima e di ferro, venne anni prima a Koechlin e Nouguier, due ingegneri alle dipendenze di monsieur Eiffel. Con quella idea, i due vincono uno dei concorsi dell’Expo universale.
Si narra che, Gustave Eiffel, accortosi del successo dell’iniziativa, coglierà l’occasione al volo. Alcuni dicono che ha preso spunto, altri che ha rubato l’idea. Questioni linguistiche di poco conto.
Fatto sta che prenderà parte al progetto, avendo a disposizione risorse economiche non indifferenti e alle quali i due poveri ingegneri non seppero dir di no.
In cambio, Eiffel volle che il suo nome venisse associato all’impresa. E dei poveri Koechlin e Nouguier nemmeno più l’ombra – storica -. Potere del capitale, che già nel 1889, anno dell’inaugurazione della signora di metallo, aveva il mondo in mano.
Poi lo scheletro sgraziato, come lo definirà Guy de Maupassant, vivrà sulla sua pelle ferrosa, diverse vicende. Alcune romantiche, altre meno.
Nel 1909 a molti pare brutta e soprattutto senza scopo. Abbatterla, sembra la parola d’ordine. Ma l’esile cigno del XIX secolo, con i suoi 320 metri, servirà da appoggio alla tecnologia della telegrafia senza fili. Per fortuna.
Costantemente criticata, perché costosamente inutile, servirà poi a leggere la pressione atmosferica, a indicare la forza del vento e, infine fungerà da sede per le antenne televisive.
Se, da una parte, artisti di tutto il mondo sono attratti dal suo fascino misterioso e altezzoso, dall’altra sono in tanti a definirla in modi anche violenti: di lei, Huysmans, parlerà come di un “reticolato metallico imbutiforme, di una volgare supposta piena di buchi”.
Se alla sua presunta inutilità aggiungiamo il fatto che ogni sette anni deve essere ridipinta da capo a piedi e che il cantiere dura fino a tre anni ogni volta – perché una signora sgualcita, non è una signora -, capiamo le critiche che le vengono rivolte: essere inutilmente costosa.
Ha attirato anche folli personaggi che volevano sfruttare la sua popolarità per diventar loro, a loro volta, popolari. I famosi “uomini uccello”. Reichelt, già nel 1912, tentò l’avventura.
Munito di sicure e infallibili ali stramazzò al suolo tonfando come un sacco di patate. Poi Marc Gayet provò con il più tecnologico dei paracaduti. Altro drammatico tonfo.
Ci son state donne che hanno partorito all’interno del suo ascensore, dirigibili precipitati sul suo terrazzo e tante altre avventure.
Come quella di un personaggio che, colto da voglie strane, scese a rotto di collo con la sua bicicletta, per le ripide scale. Giunto alla base, lui sorrise alla folla e i poliziotti lo arrestarono.
La signora, chiamata pure, con poco garbo, candeliere incavato, è senz’ombra di dubbio la dama più romantica del mondo. Chi può dire il contrario?
Una delle esperienze più suggestive, di quelle che scaldano il cuore anche nelle uggiose serate di inverno, è quella di solcare, rigorosamente a velocità moderata, le acque della Senna, avendo sullo sfondo, lei, il simbolo dell’Europa.
E perché no, tra un piatto di pesce cucinato alla francese e un bicchiere di ricco vino bianco. Ricordiamoci, però, che il portafoglio, anche lui, deve essere ricco. Sarà turistico, forse oggigiorno pure troppo, sarà oltremodo dispendioso, ma, credetemi, ne vale la pena.
Sul romanticismo che sprigionano le sue affusolate mani di metallo, dunque, siamo tutti d’accordo. Per molti il culmine del romanticismo, l’apice estremo del sentimento è rappresentato dalla morte, perché no, eroica.
E così, in molti, hanno deciso di salutare il nostro mondo crudele gettandosi dall’alto dei suoi terrazzi. In quasi quattrocento, dal 1889 ad oggi, hanno fatto un ultimo, tragicissimo, perciò romantico, volo nel cielo di Parigi.
E, in due, si sono pure salvati. Dio solo sa come.





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