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Tiziano Terzani, un prete in Cina - foto : Particolare di Pingyao dove andò Terzani © Sebastian Ceriani
Particolare di Pingyao dove andò Terzani © Sebastian Ceriani

Tiziano Terzani, un prete in Cina

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Terzani aveva un rapporto profondissimo con il continente asiatico. Attratto da una cultura per certi aspetti molto diversa rispetto a quella occidentale, la volle raccontare.

E raccontare, per lui, significava vivere la realtà in prima persona. Sulla propria pelle e senza mediazioni di sorta. Per ciò visse in Cina per diversi anni. Sono gli anni di Mao, gli anni di quella “rivoluzione culturale” che Terzani da fuori aveva ammirato e che invece dal suo interno criticherà senza riserve.

Nonostante ciò fece studiare i suoi piccoli figli, Saskia e Folco, proprio nelle scuole del partito. Quelle ufficiali, quelle dove forzatamente andavano anche i piccoli cinesi, non quelle costruite ad hoc per gli stranieri. Stare in una scuola per stranieri in Cina avrebbe avuto il senso del non-luogo, della non-appartenenza.

E la stessa curiosità e voglia di capire lo spinse ad intraprendere un piccolo viaggio del quale vogliamo parlare. Un frammentino della sua vita utile a capire di che pasta fossero fatti il giornalista e l’uomo Terzani.

Sa di una città, una certa Pingyao, pregna di fascino e di mistero. Ai turisti era permesso visitare quasi tutto del paese, ma Pingyao era invece avvolta da mura altissime che ne cingevano il contenuto. La vita degli abitanti, le costruzioni, gli edifici e le fabbriche della città erano un mistero.

Terzani, toscanaccio curioso, è come Pinocchio. Se una cosa gli si dice di non farla, allora lui la fa. Un vecchio missionario di sua conoscenza gli aveva detto di Pingyao, raccontandogli che anni prima tutti i cristiani erano stati espulsi. Come lui, che di nome faceva padre Pieraccini, una moltitudine di fedeli aveva dovuto abbandonare tutto. Case, lavoro e affetti.

Da quel momento di Pingyao nessuno seppe più nulla. Tiziano, assieme al figlio, si travestì. Cercò di celare il proprio volto e quello di Folco in modo che i loro tratti occidentali non risultassero troppo evidenti. Dovevano sembrare cinesi.

E in treno arrivarono fin dentro le mura della città misteriosa. Una volta scesi cominciarono a fare fotografie e a fare una cosa molto sospetta. Guardarsi attorno con modi curiosi. Terzani, poi, descrisse la città come stupenda, sporca, piena di fumi, ma antica, atavica con quelle vecchie torri e le mura tutt’attorno.

Vedono una cosa straordinaria: croci di ogni dimensione disegnate su alcuni edifici. Qualcuno voleva far sapere che lui era cristiano, che lui non era stato espulso, che lui aveva vinto. Il comportamento di Tiziano e Folco finisce per destar sospetti in alcuni poliziotti. I due vengono smascherati e portati, educatamente a dire il vero, all’interno della sede del partito.

Terzani ovviamente dice che non sapeva che l’ingresso in città era proibito, chiede scusa. E a Pinocchio, si sa, cresce il naso quando dice le bugie. Vengono messi sul primo treno che li condurrà fuori dalla città proibita, e quando i vagoni cominciano a muoversi, un uomo spunta dalla folla e si fa sotto i finestrini dei due occidentali cercando di mantenere il passo sempre più veloce del locomotore.

A quel punto Terzani abbassa il finestrino e l’uomo, affannato e in viso quasi commosso, gli dice “Pater, pater…”. Con tono sommesso, per non farsi sentire dalla folla. Lo aveva scambiato per un prete. Probabilmente perché gli ultimi occidentali che aveva visto erano appunto quei padri missionari espulsi dalla città.

Tiziano non sa che fare, rimane un momento nel dubbio, ma capisce che deve prendere una decisione. In fretta, perché il treno si stà facendo veloce. Quindi comincia a fare ampi gesti con le braccia e sussurra “In nomine Patri et Filii…”

Tornato dall’esperienza racconta tutto al padre missionario scusandosi per aver mancato di rispetto alla sua fede. Ma padre Pieraccini gli dice che l’aver fatto un uomo felice, anche se solo per un istante, non può offendere Dio.

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LIBRI

Il dio dell’Asia

"Il dio dell'Asia" di Ilaria Maria Sala - Il Saggiatore, 2006

Un mondo che non esiste più

"Un mondo che non esiste più" di Tiziano Terzani - Longanesi, 2010



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