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Tivoli, trionfi d’acqua - foto : Tivoli, la cinquecentesca Villa d’Este © Daniele Cecchetto
Tivoli, la cinquecentesca Villa d’Este © Daniele Cecchetto

Tivoli, trionfi d’acqua

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Meta preferita dei signori romani ai tempi d’oro dell’Impero. Tivoli, a due passi da Roma, non mancò di interessare pontefici e cardinali che, più tardi, vi costruirono splendide ville.
Nel mese di maggio, nell’antica Tibur Superbum, si festeggia la primavera.

“Traboccante di acque, più chiare del vetro”. Fragonard e Robert, due giovani pittori francesi del Settecento, dipingevano così le deliziose trasparenze di Tivoli, la grazia ora arcadica ora brusca del paesaggio e l’aria sussurrata di letizia.

Fu durante il lungo peregrinare italiano che rimasero affascinati dalla cittadina sdraiata nella valle dell’Aniene ai piedi dei monti Tiburtini. Le gloriose antichità delle sue rovine, le splendide ville rinascimentali, furono eternate con tale delicatezza da rendere Tivoli come una sorta di paradiso terrestre.

Molto prima, l’antica Tibur accese la fantasia di Orazio che la descriveva come “il sacro luogo dell’oblio”. Caio Mario, Caio Cassio e l’Imperatore Adriano, uomini di guerra e di governo avvezzi agli agi, scelsero quest’angolo tranquillo e animoso, lontano dai tumulti popolari.

Il villaggio sabino, unito a Roma dalla via Tiburtina, entrò nell’orbita della città e nei progetti dei patrizi tanto che possedere una villa nelle campagne tiburtine fu segno di grande prestigio.

Raffinate seduzioni dell’arte. Portici, criptoportici per le passeggiate a piedi o in lettiga, biblioteche, bagni per l’estate e per l’inverno, teatri, uccelliere e fontane, peschiere e giochi d’acqua. Tutto esaltava i doni naturali di questa terra.

Anche mercanti e condottieri preferivano le colline di Tivoli alle spiagge di Pozzuoli. Al seguito di questa élite si affaccendavano amici, clienti, medici personali, gente di teatro e giocolieri, e non mancavano “le gioconde dispensatrici di amore e di oblio”. Così il gusto della moda, la squisita amenità dei luoghi, il clima e la salute facevano di Tivoli, nei primi secoli dell’Impero, un luogo assai importante dove sorsero ville sull’Aniene, sulle colline e in mezzo ai boschi.

Per scrutare la sorte e propiziarsi il favore degli dei, furono eretti due templi a picco sulla vallata, dedicati a Vesta e a Sibilla. Del primo, a forma circolare, restano dieci colonne di travertino. Quel che rimane del secondo, a piana rettangolare, lascia solo intuire l’eleganza delle forme.

A tre chilometri da Tivoli, una vasta congerie di rovine s’innalzano solenni e maestose. E’ quel che resta di Villa Adriana dovuta al genio e al gusto dell’Imperatore Adriano. Qui scelse di vivere per studiare poesia e astrologia con i più colti uomini dell’epoca.

Col dissolversi della grandezza romana venne ad esaurirsi per Tivoli la fonte di prosperità.
Perirono le splendide ville romane. Caddero portici, templi e torri, colonne e marmi preziosi. Anche i boschi di lauro lasciarono il posto ad una ingorda e selvaggia vegetazione.

Il duro colpo inferto dal ferrigno Medioevo sconvolse la città che perse tutto lo splendore. La sua forte posizione rispetto a Roma la travolse fatalmente nelle secolari contese che i principi tedeschi sostennero contro i pontefici, pagando il suo tributo in uomini e beni.

Tuttavia, tra il X e XIV secolo, furono costruite chiese, santuari e palazzotti che conservano ancora oggi i caratteri artistici dell’epoca. Ripide, strette e tortuose, la via del Colle, la piazzetta del Rinserraglio, il vicolo di San Valerio.

Rigorosa e solitaria la Rocca fatta costruire dal pontefice Pio II per ricordare il potere papale e per farne un valido arnese di guerra a difesa di Roma. Orgoglio d’arte di un’epoca vigorosa nei suoi sacrifici come nei suoi piaceri, nella Villa d’Este.

Gente d’ investitura imperiale e papale, la corte degli Este, amava trascorrere ore spensierate nel grandioso giardino dove l’acqua era protagonista assoluta nelle bizzarre fontane dei Draghi, della Civetta, dell’Organo, dell’Ovato.

Che fine hanno fatto le statue, i fregi, i marmi di Tivoli? Molti dispersi, i più distrutti. Altri sono andati ad arricchire prestigiose collezioni d’Europa. Resta il canto di Orazio. “Hai tu conosciuto luogo più delizioso di questo?….ove il venticello più mite rattempra gli ardori della canicola, e la ferocia del sole in leone?”.

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