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Ticolandia, Tiquicia, Costa Rica? 3

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Il Costa Rica, con le sue risorse, è in grado di competere con l’economia statunitense una volta approvato il TLC, ossia il Tratado de Libre Comercio?

Permettetemi un po’ di sano scetticismo al riguardo. Iniziamo con la libertà di espressione: in sei mesi in Ticolandia non ho mai visto, dicasi mai, ma proprio mai, un articolo su La Nación (il principale e pressoché unico quotidiano a livello nazionale) che tratti gli aspetti negativi dell’accordo.

Non si tratta di essere contro il TLC, ma di criticare in modo costruttivo per migliorare una determinata situazione. Presentare una questione da diverse prospettive. Illuminare anche le zone d’ombra. Dopotutto così funziona (dovrebbe funzionare) la democrazia. Eppure no, niente, il Nulla che avanza come ne La Storia Infinita di Michael Ende.

Tutt’alpiù ogni tanto apparivano dei trafiletti nello spazio dedicato alla corrispondenza dei lettori, di qualche anima solitaria che avanzava dei legittimi dubbi.

Di fatto, la notizia che dei sindacalisti avessero presentato denuncia davanti all’Organizzazione Mondiale del Commercio (OMC) perchè il governo non gli ha permesso di intraprendere campagne informative sul trattato, è passata sotto silenzio dal principale quotidiano nazionale…casualità? Distrazione?

Un altro aspetto che mi incuriosisce è come mai Ticolandia non dovrebbe essere il paese conservatore e di destra per eccellenza all’interno del Centro America? E allora com’è che è ancora l’unico a non aver sottoscritto il trattato e ad avere ancora un’opinione pubblica che gli manifesta contro?

In teoria, dovrebbero essere proprio i governi di destra (che dovrebbero rappresentare una popolazione di destra) i fautori di questi trattati.

Invece, facendo un paragone, il Nicaragua (tradizionalmente con una sinistra molto più forte), ha già approvato il trattato qualche bel tempo fa, nel 1997. E allora? Misteri di Ticolandia.

Dalla politica alla cultura, tema sicuramente più succulento. Fedele alla mia, di cultura, sono convinta che molto di un Paese si possa scoprire a tavola. E come ogni volta, non mi sono fatta ripetere l’invito due volte. Cosa si mangia in Costa Rica?

Beh, partiamo con la colazione, che già ti stende: il piatto tipico è gallo pinto con frittata di uova (normalmente due) e formaggio fritto. Gallo pinto significa riso con fagioli neri. Da bere: succhi naturali, (tipo frullati, te li fanno con acqua o latte), e/o caffé.

Mi sono innamorata di queste colazioni: peccato che per motivi di digestione me le sia potute permettere solamente il fine settimana. Digerire riso e fagioli davanti a un computer e restare svegli (possibilmente produttivi) è un’impresa assai ardua.

Il pranzo/cena tradizionale, invece, è il cazado, che ha un po’ di tutto: carne o pollo o pesce, con contorno di riso e fagioli neri (immancabili), insalata, e maduro (fette di banana fritta). Un piatto unico e via.

Da bere: vedi come per la colazione, un succo naturale. La frutta è talmente buona che realmente non ti passa neanche per l’anticamera del cervello di chiedere una Coca Cola; anche se c’è in giro di tutto.

Molte volte ti servono anche una zuppa prima di iniziare con il cazado. Il meglio del meglio poi, non è andare in un ristorante, ma in una soda (una soda diciamo che sarebbe qualcosa tipo la nostra osteria ma non vende alcolici).

Il prezzo (in genere fanno un’offerta come nei nostri menù, a prezzo unico) include: bibita, zuppa, cazado, e caffé. Nel Candil, ristorantino molto carino e un po’ più costoso vicino all’UCR (Universidad de Costa Rica, a San José), un pranzo del genere ti viene 2000 colones in tutto, che sono all’incirca 3 euro.

Ed è comunque sensibilmente più economico rispetto a tutti i vari MacDonald’s, Wendy’s, Subway’s, e chi più ne ha più ne metta. Americanate molto poco sane ma che purtroppo sono simbolo di sviluppo.

Eh sì, mi ricordo ancora una chiacchierata con Gustavo, un amico di Jacó. E’ il paradiso del surf, sul Pacifico: se vi capita di passare e volete imparare questo sport vi consiglio un gazebo sulla spiaggia di fronte al ristorante Colonial.

Sotto al gazebo c’è la scuola di surf più qualificata del posto, il prezzo magari è un po’ caro ma vale la pena vista la professionalità e la gentilezza con cui ti trattano.

Gustavo mi stava raccontando di come fino a poco tempo fa Jacó fosse un posto con quattro anime in croce, ma grazie al turismo tutto sta cambiando.

“Per esempio” – mi dice – “adesso anche noi abbiamo Pizza Hut”.

A questo punto mi verrebbe proprio da consigliarvi: andate in Costa Rica prima che sia troppo tardi.

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LIBRI

New York, la città più frenetica al mondo

"Come sopravvivere ai newyorchesi" di Tiziana Nenezic - Cooper, 2008

Sulla strada

"Sulla strada" di Jack Kerouac - Mondadori, 2006



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