I gringos in Costa Rica. Ce ne sono veramente tanti, molti studenti fricchettoni, soprattutto nelle zone turistiche conosciute per il surf (vedi Jacó) ma anche nella zona a nord-ovest, chiamata Guanacaste, al confine con il Nicaragua.
Regione idilliaca, è stata presa d’assalto da parte di investitori stranieri – anche italiani, non solo gringos. Il risultato è che sono state costruite delle vere e proprie ville-regni-del-kitsch su delle spiaggette che prima erano dei veri paradisi. Ma tant’è, per la modernità questo e altro.
Per non parlare dello sfrenato attaccamento nonché fanatismo verso i centri commerciali. Nei centri commerciali ci fanno di tutto. Mangiano, comprano, vanno al cinema, c’è pura la palestra.
Io i centri commerciali li ripudio con tutta me stessa: simboli del consumismo sfrenato che ormai, a livello mondiale non possiamo più permetterci, mostrano un volto della globalizzazione assai triste.
Ma la globalizzazione di per sé non dovrebbe essere un qualcosa di negativo: se non fosse per lei e internet non credo proprio che avrei avuto la possibilità di spostarmi molto e di conoscere così tante culture, luoghi, tradizioni diverse.
In Costa Rica il consumismo si trasforma in uno status sociale. Se compri, è perchè te lo puoi permettere. Se te lo puoi permettere, è perchè sei ricco. In un mondo dove il contrasto ricchi/poveri è sempre più netto e visibile (per quanto in Ticolandia, come abbiamo detto, se la passino meglio rispetto ad altri paesi della regione), l’obiettivo diventa avere. E non essere.
Il dramma che scaturisce direttamente dall’aumento delle disuguaglianze è il conseguente aumento della violenza. Perchè? Perchè se tu muori di fame, ma camminando arrivi in un quartiere pieno di ville super lussuose, è più che legittimo provare sentimenti di frustrazione, rancore, odio. E domandarsi: perchè loro sì e io no?
E così anche i ticos e ticas si trovano a dover affrontare una delinquenza che sta aumentando anche a causa dell’incremento della disparità sociale. Chi ha qualche soldo – magari non tanti, ma abbastanza da permettersi una casa e una vita dignitosa – vive rinchiuso in una gabbia dorata.
Cancelli, spranghe, barriere, guardie private: si vede di tutto. Autentiche prigioni, splendide, ma pur sempre prigioni: il tico o la tica sa perfettamente che non può neanche permettersi il lusso di uscire la sera (la sera cala, implacabilmente, alle 18:00) con molti soldi, soprattutto se vive in un quartiere residenziale.
Meglio anche evitare l’autobus: piuttosto chiamare un taxi. Il taxi, un lusso nelle nostre città, qui è il mezzo di trasporto più comune. Ci sono taxi legali e illegali: questi ultimi sono identificabili solamente dagli autoctoni, che li conoscono di persona e sanno che si tratta di individui che lo fanno per arrotondare uno stipendio che non gli permette molti lussi (per utilizzare un sottile, ma neanche tanto, eufemismo).
Altro dettaglio: non sono ancora riuscita a capire se per questioni di sicurezza (che a volte rasenta la paranoia) o per quale misterioso motivo, gli autoctoni camminano molto poco. Ovunque debbano andare, ci vanno in macchina, in taxi, o in autobus.
Per me, italiana, e per giunta trentina – a Trento città si può arrivare in qualsiasi posto a piedi – questo è e rimane uno dei misteri di Ticolandia. A livello generale, normalmente, si ha l’idea che questo posto sia una sorta di paradiso. E in parte lo è di certo. Sicuramente in temi come la protezione dei diritti umani, è più avanzato rispetto al Guatemala, diciamo.
Ma io, dopo quattro mesi, mi domando fino a che punto questa osservazione rispecchi la realtà. La libertà di stampa, molte volte, mi sembra più un bel diritto scritto che un qualcosa di effettivamente palpabile. Un esempio per tutti: il famigerato TLC, ossia Tratado de Libre Comercio.
Nella teoria, si tratta di un super trattato che apre le porte agli scambi commerciali “liberali” con gli Stati Uniti (maggior partner economico il paese); nella pratica, conosciamo tutti perfettamente fino a che punto si tratti di benefici.
Come si può livellare come fossero uguali economie quella statunitense (segnalata come la più competitiva a livello internazionale dal Foro Economico Mondiale) e quella costaricana?
Un po’ come nella storia di Davide contro il Gigante Golia. Ma mi domando se Ticolandia con le sue risorse sarebbe capace di agire da Davide.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




