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Thailandia, gli zingari del mare - foto : Tramonto sulle barche di Phuket ©  mst7022
Tramonto sulle barche di Phuket © mst7022

Thailandia, gli zingari del mare

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La rabbia generata da un turismo da cartolina che non cessa d’essere moda. Chiudersi dietro un villaggio turistico, tra le bolle di una jacuzzi, dove il mondo, quello della povertà, quello maleodorante, quello reale, rimane fuori. Di certo non si viaggia per soffrire, ma ignorare quasi completamente la realtà che ci circonda arrivati in un paese straniero è quantomeno un’occasione persa. Un’occasione che potrebbe arricchirci.

Phuket è uno dei gioielli turistici della Thailandia, un’ancora di salvezza per le tasche di chi qui con i soldi stranieri ci vive e una dannazione per chi purtroppo ancora oggi si trova vittima del turismo sessuale. Contraddizione di un paese povero fortemente ammaliato da un mondo che lo corteggia. La storia di una moderna Cenerentola alla quale sono promessi mari e monti.

Ma della Tailandia in sé, quella incontaminata, ancora oggi qualcosa rimane. O almeno qualcosa tenta di sopravvivere. Stiamo parlando di quelli che internazionalmente vengono definiti sea gipsy, zingari del mare o con la definizione thailandese i Chao Lay. Una piccola comunità che molti pensano sia addirittura il nocciolo primordiale di Phuket. Indigeni che qui da sempre abitano. Facce e lineamenti molto simili a quelli indonesiani e un dialetto che ricorda quello malese.

Una comunità matriarcale di pescatori che abita un villaggio non lontano dalla Baia di Rawai e che qui vende il frutto del proprio sudore. Qualche centinaio di persone in costante lotta per la sopravvivenza tra la nascita di un villaggio turistico e qualche altra struttura alberghiera.

Una pesca che sembra il frutto di questa lotta: niente mani nude, niente lance, ma una muta ricavata da una tuta, scarpe di plastica per fare presa sul fondo e un tubo che i pescatori si portano fino sott’acqua collegato a una pompa d’aria. Il resto è un gioco d’abilità nel tentare di spaventare i pesci in modo che si dirigano verso la rete impauriti dal suono di anelli metallici che questi strani subacquei fanno risuonare.

Il resto viene raccontato dai colorati banchetti del mercato dei Chao Lay. I frutti del mare si mischiano artisticamente a souvenir preparati proprio per quei turisti che per la comunità sono croce e delizia. Conchiglie, pesce e perle per attirare, ma la sensazione che tutto ciò metta anche in pericolo l’esistenza di questi indigeni. Il doppio lato della medaglia.

Contraddizione tutta thailandese.

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LIBRI

Marco Polo non ci è mai stato

"" di Rolf Potts - Ponte alle Grazie, 2009



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