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Tangeri, nella Belle Époque africana - foto : Tangeri, nei pressi della Medina © Monica Genovese
Tangeri, nei pressi della Medina © Monica Genovese

Tangeri, nella Belle Époque africana

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Tangeri, città sulla costa marocchina, a pochi chilometri di distanza dalla Spagna, dai porti di Algeciras, Tarifa, Gibilterra, collegati con il porto spagnolo in Marocco di Ceuta. Strategicamente interessante come posizione, in passato Tangeri è stata considerata come una delle località balneari più alla moda del Mediterraneo.

Internazionale, vivace, frizzante, mitigata dal clima caldo, ospite di numerose comunità di stranieri residenti, insomma un crocevia di culture, razze e realtà diverse. Molti letterati e scrittori, subendo il fascino di questo luogo, scrivono di “lei”, non solo come una città.

Successive questioni geopolitiche, in parte riconducibili alla Spagna e all’Inghilterra, cambiano però l’aspetto della città marocchina, non solo dal punto di vista urbanistico, ma essenzialmente storico. Gli stranieri, che negli anni Cinquanta erano circa quasi metà della popolazione, l’abbandonano e il Marocco ne acquisisce il totale controllo amministrativo.

Tangeri vive un periodo di decadenza e il suo aspetto, oggi lo rammenta. Vecchi edifici svettanti e imponenti sembrano proiettati direttamente dal passato con un’aria un po’ retrò. Giunti qui dalla vicina Spagna, dopo un’ora circa di navigazione (partendo da Tarifa), si approda al locale porto con i passaporti sempre in bella vista e gli orologi alla mano per spostare indietro le lancette di un’ora.

La prima scena a cui si assiste è quella delle cosiddette false guide che, alla vista di un viaggiatore appena sceso dalla nave, parlando un po’ di italiano, inglese e spagnolo, quasi si impongono per mostrare la città, la medina, il suk.

Inutile dire che l’insistenza è pressante, ma all’uscita dal porto, se il viaggiatore non cede, si può ritenere libero. E’ facile girovagare per Tangeri senza problemi e senza disagi. Le vie e le piazze nella zona nuova sono brulicanti di europei, soprattutto spagnoli, di marocchini che, ciondolano per strada, passeggiano o sorseggiano un caffè in eleganti e vetusti bar.

Sembra una specie di belle époque africana, incantevole e surreale. Oltre alla spiaggia molto estesa, al lungomare, i punti di riferimento sono le tre piazze, il Gran Socco, luogo di ritrovo, il Piccolo Socco, il mercatino e piazza di Francia, tipicamente francese e cuore dell’arcaica ville nouvelle.

Il panorama verso il mare è magnifico. Si nota la Spagna, le imbarcazioni che arrivano al porto e, addentrandosi nel cuore antico cittadino, i dedali di vie, ovvero il suk.

La medina è affollata, a dir poco. La domenica, poi è giorno di mercato e i popoli della montagna arrivano, dopo ore di viaggio, con le loro merci e gli animali da vendere. Perdesi nel suk è facile e, spesso quasi immediato, ma è parte del suo fascino.

Qualche africano sostiene che l’importante, in situazioni del genere, è seguire la massa. Star dietro alla folla di chi mostra di muoversi con destrezza e sicurezza. Prima o poi si uscirà dal suk.

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