C’è una citazione di Stefan Engler, membro del Governo cantonale svizzero, che fornisce l’elemento essenziale della ferrovia retica: “In cosa consiste la magia della ferrovia? Nella rete luccicante di binari e scambi, nei dinamici ingranaggi di una locomotiva a vapore, nell’elettronica e nell’atmosfera delle stazioni dislocate sul territorio, nelle ardite opere d’arte, o forse l’incanto risiede nell’armonia con la quale la ferrovia riesce ad integrarsi nel paesaggio? La Ferrovia Retica nel paesaggio culturale Albula-Bernina è un’opera d’arte globale che affascina”.
Inserita lo scorso 7 luglio 2008 fra i siti Patrimonio mondiale dell’Unesco, la linea dell’Albula che risale all’epoca d’oro della costruzione ferroviaria è tuttavia un capolavoro architettonico sostanzialmente diverso dalle altre strade ferrate di montagna.
Leggendo fra le righe del prologo al dossier di candidatura Unesco, il filosofo grigionese Iso Camartin riflette sulla sua caratteristica principe: “Chi viaggia con la ferrovia retica attraverso la valle dell’Albula e prosegue verso sud valicando il passo del Bernina potrebbe facilmente pensare che questo paesaggio naturale fosse incompiuto e imperfetto finché uomini ingegnosi hanno deciso di posare una linea ferroviaria sul pendio rendendo questa regione bella e perfetta”.
La stessa denominazione (Ferrovia retica nel paesaggio dell’Albula e della Bernina) con la specifica di quel “nel paesaggio”, non può non essere un caso: 122 chilometri di binari a salire come muli verso le Alpi, scalando tornanti su tornanti, attraversando gallerie elicoidali e poi, funambolicamente passeggiare sul famoso viadotto di Brusio.
Anche il colore rosso del trenino del Bernina sembra l’ennesima scommessa vinta per rendere esclusivo un mezzo di trasporto conosciuto e ormai inflazionato quale è il treno.
In più: convogli moderni, minibar e persino il vezzo di una vista a 360° garantita dalla completa assenza di coperture esterne in alcune carrozze.
Affollata sia d’inverno che d’estate, la linea ferroviaria mostra scorci inarrivabili dell’intera zona: dal Santuario della Madonna a Tirano, alla valle di Poschiavo fin su al campanile della chiesetta di San Romerio e poi via, verso Miralago e il suo lago e di nuovo in alto, fino ai 2091 metri dell’Alpe Grùm con lo spettacolo del ghiacciaio del Palù e il lago Bianco con la vetta del Passo del Bernina, 2256 metri prima di ricadere verso valle fino all’arrivo.
Al termine del viaggio, la ferrovia presenta orgogliosa il suo conto: 196 ponti e 55 gallerie sparse su 19 Comuni svizzeri più la Tirano italiana. Geniale nell’architettura, la ferrovia retica è la dimostrazione di come le esigenze di un settore turistico in piena espansione e quelle paesaggistico-tutelative possano e debbano dialogare.





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