Ai più verrà in mente un gruppo musicale degli anni novanta.
La natura del termine “Skid row” invece risiede nella tipica storpiatura dello slang statunitense del termine “Skid road”, cioè le strade usate da chi trasportava legname e che per non impantanarsi metteva sul selciato assi (gli skids appunto).
Per il resto degli americani è un simbolo: andare in malora, fare bancarotta, finire per strada e perdere tutto.
Questo è ciò che si vede nella ricca Los Angeles, o meglio ai suoi lati.
L’avventura è raccontata dal mensile Popoli che ci trascina in questo moderno inferno, dove gli angeli vanno a morire.
La mano dell’allora governatore Ronald Reagan ha pesato negli Anni Settanta: chiusi gli ospedali specializzati si riversarono per le strade molti uomini e donne portatori di disagio mentale.
Il problema dei salari minimi e il costo spropositato delle assicurazioni mediche hanno fatto il resto.
C’è Dorothy che soffre di disturbi mentali e si prostituisce per pagare l’affitto all’usuraio che le ha fornito l’alloggio dove può lavorare.
E c’è anche Curson che vive tra due muri, in un corridoio pieno di rifiuti:
“Mi vergogno. Qualcosa è andato storto. Due dei miei figli abitano al nord. Hanno macchine e fidanzate, non sanno come vivo”.
Qui la povertà ha abbattuto ogni barriera raziale.
Nell’indigenza più assoluta vivono insieme latinos, bianchi e neri.
Almeno, essendo in California, l’inverno non si accanisce su chi non ha un tetto.
È così che un parcheggio a cielo aperto, di giorno utilizzato dagli operatori dell’associazione Midnight Mission, diventa un dormitorio.
Via le macchine ecco spuntare cinquanta letti da campo, uno di fianco a l’altro.
Questi luoghi sono anche una discarica “abusiva” per i casi scomodi della zona.
Gli agenti della polizia locale hanno scoperto che sceriffi d’altri distretti abbandonano qui malati psichici, senza soldi né cure.
Certi ospedali non sono da meno: allo Skid Row ci abbandonano malati terminali senza una casa.
Per fortuna che in mezzo a quest’inferno resistono ancora degli angeli.
Dal 1985 ad aiutare i derelitti della zona ci sono i volontari della Lamp Community.
Perché forse non tutti vogliono dimenticarsi del prossimo.
Per aiutare a rincollare le ali a chi le ha perdute.




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