Quando Sir Thomas Stamford Raffles, giovane funzionario della Compagnia inglese delle Indie Orientali e governatore di Giava, nel 1817 mise piede su P’u Luonchung (isola alla fine della penisola), certo non immaginava che quel piccolo fazzoletto di terra sarebbe diventato una Città-Stato indipendente.
Selvaggia. Misteriosa. Paludosa. Infestata da ratti. Abitata da una pugno di pirati malesi, a nord, da un gruppo di contadini cinesi, a sud e da un centinaio di tigri (l’ultima, uccisa nel 1932). Circondata da un rosario di isole, isolotti e scogliere stretti tra l’Indonesia e il Brunei.
Uomo di pochi indugi, l’inglese fu da subito una seccatura, una mina vagante per gli olandesi della Compagnia delle Indie. La sfera d’influenza tra i due paesi pareva sovrapporsi dovunque. Ma in patria, i due governi desideravano mantenere buoni rapporti. E così non scoppiò.
Dotato di forte talento amministrativo, Raffles cercò strategiche alleanze coi pascià locali. Fece accordi con il Temenggong Abdul Rahaman e col sultano Hussein di Jahore. Ne sortì un trattato che dava alla Corona diritto ad avviare sull’isola una sede commerciale. I patti: profitti suddivisi tra il sultano e autorità britanniche di Java. Aiuto da parte degli inglesi.
Antropologo, zoologo, botanico. Di stanza a Penang, Raffles studiò culture e riti della Malesia. Ma era più attratto dal Borneo, ricco di popoli diversi. Anche la Corte inglese della Regina Vittoria, mirava al Borneo, ricco d’oro e diamanti.
Si accontentò di ‘Singa-Pura’ (Città del Leone) l’altro nome coniato dal principe di Sumatra che sognò quella macchia di terra e un leone, simbolo di buon auspicio. P’u Luochung, Singa-Pura, Singapore. Forse staterello nell’ombra senza l’intervento di Sir Raffles.
Con la testa piena di idee, attento alla realtà Raffles conquisterà un posto nella storia. Amor di patria, per la cronaca dei tempi. In verità agì attratto dagli indigeni di cui sapeva tutto e per i quali nutriva rispetto. Strano ma vero. Lo conferma il fatto che nel 1821 comprò l’isola di Nias per porre fine al commercio degli schiavi.
Sull’isola di Singapore, il giovane diplomatico lasciò il primo residente William Farquhar che rapidamente organizzò una stazione commerciale attirando i mercanti della Malacca tanto che nel 1860 la popolazione contava già 81.000 abitanti.
Le entrate erano frutto del gioco d’azzardo, dell’oppio e dell’arak, potente cocktail che offusca la mente. Mentre la città oscillava tra successi e fallimenti, molti vi si stabilirono. Arabi, indiani, cinesi e giovani avventurieri europei.
Apertura del canale di Suez, nel 1869 e commercio della “gomma”. Il successo. Alla fine del secolo la colonia inglese naviga sulla cresta dell’onda della prosperità, e la gente parla della propria vita con toni da leggenda. Emporio redditizio, il sogno dell’Impero Britannico. Città cosmopolita, il sogno di Raffles.
Singapore diventa a tutti gli effetti un nodo di scambio commerciale del sud est asiatico. Le navi fanno la fila per attraccare lungo i moli di Tajong Pagar. Anche se l’isola risente ancora della malaria, c’è posto per chi è incline all’avventura e ha salute da vendere per resistere al clima tropicale con sole ardente e piogge torrenziali.
Leggendari tempi in cui l’esplorazione e il commercio erano legati alle fatiche, alle sofferenze e alle disavventure. Ma Singapore era un polo d’attrazione anche se c’erano tutte le ragioni per non insediarsi in quest’isola dove bande di pirati erano pronti a tagliarti il collo per una moneta.
Il caldo poteva causare la pazzia, le tigri divoravano gli uomini e il prurito insopportabile era accentuato dagli indumenti pesanti e inadatti, ma Singapore era una calamita che attirava chiunque avesse sangue nelle vene e spirito d’avventura.
Vestiti di flanella, gli inglesi passeggiavano nel Pedang, il quartiere coloniale. Sulla piazza dedicata al fondatore, una collina che lui stesso fece spianare lungo le rive del fiume, giocavano a Cricket sotto un sole inclemente.
Nel 1887 viene inaugurato il Raffles Hotel. Giardini con padiglioni ricchi di voliere e fontane. Ospiti negli anni Venti, il fior fiore dell’èlite internazionale. Da allora personaggi come Kipling, Conrad, Cowardn, Mangham andavano a scrivere d’Oriente.
Nel 1933 Singapore contava 525.000 abitanti. Oltre al commercio si diffuse la cultura diventando il principale centro di pensiero e di studio del Sud-est asiatico. Anche il passaggio degli “Hajj” diretti alla Mecca contribuì al fiorire della filosofia islamica.
Sulla riva del fiume dove mise piede nel lontano 1817, Sir Thomas Stamford Raffles vestito di marmo bianco, osserva il suo sogno cosmopolita. Le braccia incrociate e il volto serio girato verso una giungla di cemento e prati in fiore. Vede l’Asia e l’Occidente. Vede oltre.






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Posto affascinante cosmopolita,ordinato, pulito, sicuro, ci sono stato tre volte negli ultimi 5 anni c’è sempre qualcosa di nuovo da vedere e da fare… e tornerò.