Una terra in eterno trasloco in un costante processo di cementificazione. Nulla di questi fili d’erba rimarrà così nell’immediato futuro. L’ultimo baluardo di ruralità è pronto per essere immolato.
Siamo a Singapore e questa è la storia di un villaggio che rischia di perdersi per sempre.
“Tutto qui è soggetto a riqualificazione, pure il centro città”, afferma Rodolph de Koninck, professore di Geografia all’Università di Montreal.
Alberi di frutta e mango conditi da leggere farfalle. Il villaggio di Kampong Buangkok sembra silenziosamente aspettare la sua condanna.
Ventotto case, un’area che copre tre campi da calcio e la sensazione che questo sia l’ultimo avamposto di quella cultura rurale che Singapore vuole trasformare nel tentativo di guardare a un futuro fatto di sviluppo programmato.
Un trasloco anche e soprattutto di persone: in tutto il territorio il 90 per cento della popolazione è stato spostato in case costruite dal Governo e gran parte di questa è pronta a trasferirsi un’altra volta ancora in futuro.
Un futuro che non sembra volersi curare di un passato alquanto prossimo.
Infatti era solo il 1956 quando questo fangoso pezzo di Singapore fu comprato dal padre di Sng Mui Hong, un fazzoletto di terra, un villaggio come altri ne esistevano intorno.
“Adesso sarà globalmente sviluppato per fornire edilizia abitativa, scuole e altre strutture”, afferma Serene Tng dell’Urban Redevelopment Authority di Singapore.
Sng, 55 anni, è una proprietaria terriera e affitta le vecchie case dal tetto in metallo ai suoi amici d’infanzia con i quali ha sempre abitato fin dalla sua nascita.
I suoi vicini sono ancora quelli che fin da piccola ha imparato a riconoscere come tali.
Un lusso per la sua generazione qui in Singapore.
Il trasloco infatti mescola le carte e allontana.
La salvezza è in gioco però non soltanto per i bipedi, ma anche per la Natura stessa: dai minuscoli guava, alle papaie giganti, dalle patate alle piante di tapioca, dalla buganvillea fino ai serpenti e alle lucertole che si nascondo nel sottobosco.
Possibilità di opporsi pari a zero, ovviamente.
Nella legge vigente a Singapore il Governo può agilmente comprare la terra quando vuole a un prezzo stabilito.
Spostare per fare spazio all’inarrestabile parabola demografica il vero motivo: dal 1960 la popolazione di Singapore è cresciuta da 1,6 milioni di unità a ben 4,8 milioni d’abitanti e si prevede un innalzamento oltre i sei milioni a metà di questo secolo.
Serve spazio, serve costruire, anche a discapito dei rapporti umani.
Nella moderna Singapore solo pochi conoscono i propri vicini.
“Apri la porta, chiudi la porta. Dopo il lavoro la riapri e la richiudi”, Sarimah Cokol, 50 anni.
Questa è la vita negli appartamenti che i cittadini hanno rinominato caselle per la posta.
Qui si è persa molto di più che la semplice vita rurale.
Immolarsi per il futuro.





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