Ci sono cose pericolose ma d’indubbio fascino.
Quando svogliatamente ricerchi informazioni su luoghi lontani e t’imbatti in un’avvertenza come questa, almeno a me, la curiosità inizia a prendere il sopravvento:
“É alto il rischio di atti di pirateria a danno di diportisti nelle acque delle isole prospicienti il Venezuela”, parola del nostro Ministero degli Esteri.
Saint Vincent e Grenadine, centoventicinque isole che formano uno Stato nel gruppo delle Piccole Antille.
La capitale è Kingstown ed è ubicata sull’isola più grande di Saint Vincent che misura ben trecentoquarantacinque chilometri quadrati.
Una storia di terra indomabile la sua.
Infatti solo nel XVIII secolo le pallide facce europee riuscirono a insediarsi senza il rischio di venir trucidati dall’indole guerriera dei nativi locali, i Caribi.
Il resto è nella storia della schiavitù nera che, sfruttata nelle piantagioni, trovò conforto proprio nell’unire il proprio sangue con gli indigeni, dando vita alla stirpe dei Garifuna, o caribi neri.
E qui pare che il vecchio continente se ne sia andato proprio del tutto.
Il sessantasei per cento degli abitanti di questo Stato è diretto discendente degli schiavi e solo una piccolissima fetta porta i tratti “caucasici” del dominatore straniero.
In bilico anche il vecchio idioma creolo-francese che ha lasciato però la scena all’immortale inglese, biglietto di sola andata per l’emigrazione della popolazione locale in cerca di quelle fortune che qui sono ancora legate prevalentemente alla coltivazione della banana.
Anche il clima rischia di rompere il paradiso di questi paesaggi caraibici.
La stagione dei cicloni, infatti, non chiede di certo il permesso per scorrazzare tra queste isole.
Perciò, sempre il nostro solerte Ministero, consiglia agli intrepidi viaggiatori di “attenenersi scrupolosamente durante la permanenza ai suggerimenti e agli avvisi forniti dalle Autorità locali”, oltre che tenersi aggiornati via web attraverso un sito specializzato.
E quando si dice “isola felice”, parlando dell’arcipelago di Grenadine, non ci può essere metafora più azzeccata se paragonata invece al nero palmares della vicina Saint Vincent.
Qui, fino ad ora, non sono stati registrati fenomeni rilevanti di criminalità e molteplici sono le escursioni da diporto tranquille e serene, come ovunque dovrebbero essere. Dovrebbero, appunto.
“Si segnala – continua il sito del Ministero degli Esteri – la pericolosità dell’isola di St.Vincent dove la delinquenza, che sta assumendo dimensioni preoccupanti, si rivolge anche contro i turisti stranieri fatti oggetto di assalti a scopo di rapina. In particolare si sono registrati atti di pirateria, a volte conclusisi tragicamente, di cui sono state vittime turisti stranieri che ancoravano i propri natanti nella Baia di Cumberland (Saint Vincent). A danno di stranieri sono inoltre stati segnalati casi di estorsione in cui è risultata la non estraneità di addetti alla sicurezza”.
Un occhio di riguardo anche dovrebbe essere tenuto dagli amanti delle escursioni nelle suggestive foreste tropicali. Essere accompagnati da guide esperte diventa infatti assolutamente necessario.
Insomma, in questo piccolo angolo di paradiso è necessario dotarsi di ogni scrupolo. Viaggiatore avvisato, completamente salvato.





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