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Sahara, la libertà della sabbia - foto : Un accampamento profughi Saharawi - Foto tratta da trianglegh.org
Un accampamento profughi Saharawi - Foto tratta da trianglegh.org

Sahara, la libertà della sabbia

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Spolveriamo la fantasia che avevamo da bambini. Davanti a immense distese disabitate, come oceani o deserti, ci nasceva la curiosità di sapere chi fosse il padrone di questi spazi infiniti.

C’è uno di questi luoghi che ha una storia da raccontare a proposito. Tutto ebbe inizio il 6 novembre del non lontano 1975. Il protagonista di questa storia è l’imponente deserto del Sahara.

Il re del Marocco Hassan II pronunciò parole di fuoco che accesero i cuori di trecentomila volontari lanciati verso la riconquista di quello spazio immenso, storicamente proprietà spagnola.

La Marcia Verde, così fu chiamata quell’azione militare, fece sua gran parte di quell’arida regione.

In aiuto arrivò anche una richiesta esplicita delle Nazioni Unite che sigillò il cambio della guardia tra la Spagna e Marocco.

Madrid, piegata oltretutto anche dalla morte del generale Franco, non potè che accettare l’esproprio e consegnare la distesa di sabbia ai nemici di Rabat e ai loro alleati mauritani.

Trentatré lunghi e silenziosi anni sono passati. Il deserto con il suo spirito metamorfico ha cambiato volto. Solo lui, però.

L’Onu infatti è dagli anni sessanta che tenta in ogni modo un’operazione che pare impossibile: riconoscere alle popolazioni del Sahara Occidentale il diritto all’autodeterminazione.

In poche parole donare ai Saharawi la possibilità, tramite referendum, di decidere del proprio futuro e di quello delle loro impervie terre.

Data per questa consultazione popolare, 1992. Ovviamente qualcosa andò storto.

Motivazioni varie tutte comunque legate alla difficile identificazione di queste popolazioni nomadi e quindi all’impossibilità di registrare le loro generalità all’interno di un registro ufficiale e giuridicamente valido.

Dal 1974 però c’è chi si batte per la difesa dei diritti dei Saharawi. Il Fronte Polisario crede in questa battaglia e vuole l’indipendenza di queste zone dai possedimenti del Marocco.

Rabat, da parte sua, riconoscerebbe solo una semplice autonomia territoriale. Facile pensare allora a che punto siano le trattative.

L’Europa sembra a sua volta schiacciata tra i due litiganti: la Commissione Europea, che rappresenta la posizione dei governi di fronte al governo marocchino, e il Parlamento Europeo che imbandisce missioni umanitarie nei campi profughi dei Saharawi.

Un mix di reazioni che sembrano confondere ancora di più le acque. Intanto il deserto del Sahara, silenzioso, cambia di nuovo espressione. La sabbia del tempo scorre inesorabilmente.

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LIBRI

250 chilometri di emozioni

"250 chilometri di emozioni. Storia di una maratona estrema in mezzo al deserto" di Matteo Molinari - Zona Contemporanea, 2010

Diario di bordo di un viaggio nel Sahara

"In pieno deserto, diario di bordo di un viaggio nel Sahara" di Théodore Monod - Bollati Boringhieri, 2010



2 commenti a “Sahara, la libertà della sabbia”

  • Yassine alle ore 11:37 am scrive:

    Non é così, la Storia racconta una altra realtà, per il Gran Marocco, basta vedere le cartine geografiche dell’Africa prima del 1912.

    Il Sahara è una terra marocchina di geografia, storia, cultura, religione e del Patto di AL BAIA.

    Il conflitto artificioso attorno al Sahara marocchino è creato a tavolino durante il periodo della guerra fredda.

    Dopo il successo che ha avuto la piattaforma marocchina per un statuto di autonomia del Sahara proposta dal Marocco nel Aprile 2007, l’ex Inviato personale del Segretario generale dell’ONU Sig. Peter Van Valsum ha dichiarato ultimamente che l’indipendenza del Sahara è irrealistica, e aggiungendo che coloro che sostengono le tese separatiste non vivono nelle tendopoli per rendere conto quanto la vita laggiù è davvero disumana.
    Questo vuol dire anche che coloro che sostengono le tese separatiste allungano la tragedia delle tendopoli.

    E Oggi, 5% cinque per cento delle popolazioni saharawi sono ancora prigionieri nel Lahmada algerino da un Lobby algerino e da una e oligarchia di Affaristi, violenta e pericolosa, incapace di scegliere la via della pace.

    I separatisti del Polisario, hanno lasciato le armi nel 1992 ma, oggi istigano all’odio e alla violenza contro il Marocco, con la disinformazione, il vandalismo e le bombe Molotov.

  • Francesca alle ore 11:03 pm scrive:

    Il fatto di affermare che qualcosa è irrealistico no significa surrogare la verità di chi in quella situazione è la parte “dominante”! cosa si dovrebbe dire allora del conflitto Israelo-Palestinese?? anche lì con anni e anni di colonie illegali, la frammentazione del territorio palestinese, il muro, i checkpoints e le crescenti limitazioni dei diritti della popolazione palestinese si potrebbe affermare che “creazione di uno Stato Palestinese è irrealistica”, ma questo basterebbe per concludere che uno Stato palestinese non nascerà mai? anzi, che la sua creazione sarebbe sbagliata?
    e poi: c’è davvero informazione e libertà di informazione in Marocco rispetto alla questione Saharawi? attendo risposta. grazie

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