Una battaglia mitica e i cui boati si perdono ormai lontani nel tempo. Siamo nel III sec. a.C. e il generale Demetrio per conquistare Rodi le prova proprio tutte. Difeso com’era da alte mura, il porto della città pareva assolutamente inviolabile.
Per numerose settimane di seguito, le navi del generale Demetrio tenteranno di distruggere le mura difensive con delle enormi catapulte. Un vero e proprio bombardamento che però sortì ben pochi effetti distruttivi. Le mura ressero piuttosto bene e complice una mareggiata insperata i difensori ebbero la meglio.
Ma Demetrio non si diede per vinto e fece costruire, direttamente sul mare, altissime torri che gli permisero di attaccare gli abitanti di Rodi, assiepati dietro le mura difensive.
A quel punto il generale Politemo accorse in aiuto dei rodiesi. Per Demetrio e la sua numerosa truppa fu un vero massacro. Si ritirarono in fretta e furia lasciando in mare molti morti e altrettanti navi, distrutte dal maltempo prima e dal nemico poi.
Per festeggiare la vittoria su un assedio che si stava facendo oltremodo preoccupante, gli abitanti di Rodi chiesero allo scultore Charles Lindo di costruire una statua in onore di Helios, il protettore di Rodi.
Il risultato fu stupefacente: il dio di pietra aveva le gambe leggermente divaricate poggiate su due blocchi equidistanti posti in mare a poche centinaia di metri dal porto stesso. Passando sotto le gambe del dio si entrava in Rodi. Simbolicamente e materialmente.
La statua, alta 32 metri, venne abbattuta da un violentissimo terremoto nel 226 a.C. e per altri 800 anni circa rimase adagiata sul fondo del mare.
Fino a quando gli arabi, una volta conquistata l’isola, decisero di prendersi la statua tutta intera e di farla, chissà perché, letteralmente a pezzi. Così che, oggi, del colosso di Rodi non rimane più nulla, se non il ricordo, spesso impresso in belle raffigurazioni, di una delle sette meraviglie del mondo antico.




Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




