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Rockall, l’isola contesa - foto : Rockall - Foto tratta da Wikipedia
Rockall - Foto tratta da Wikipedia

Rockall, l’isola contesa

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Un vulcano sprofonda tra le onde dell’oceano atlantico 55 milioni di anni fa. Ne resta fuori una punta rocciosa, quasi fosse una bocca attraverso cui il vulcano può continuare a respirare.

Si tratta di uno scoglio che per la sua posizione, a 301,4 chilometri dall’isola scozzese di Soay e 434 dal Donegal in Irlanda, è il più isolato del mondo.

Come tanti fatti strani e non subito compresi hanno dato vita a leggende, anche questa roccia è entrata nell’immaginario collettivo.

Anzi, è stata confusa con Rockbarraigh, la mitica isola della leggenda gaelica secondo la quale l’isola apparirà solo tre volte. L’ultima sancirà la fine del mondo.

Infatti, il primo riferimento letterario di cui si ha conoscenza appare nell’opera di Martin Martin A Description of the Western Isles of Scotland scritta nel 1716, dove si parla di quest’isola riferendosi con il nome erroneo di Rockbarraigh. Smentita dalla storia, la leggenda non si riferisce, però, a quest’isolotto.

Il nome, è vero, può trarre in inganno in quanto Rockall (questo il nome vero dello scoglio in questione) deriva dal gaelico sgeir rocail, che in inglese venne trascritto con roaring rock (roccia ruggente).

Inoltre, l’isolotto appare e scompare. D’estate è un’oasi di riposo per uccelli marini che si cibano dei molluschi di cui è ricoperto.

D’inverno, invece, a causa delle tormente atlantiche, viene inghiottito dall’acqua, investito dalle onde dell’oceano. Fenomeno che ha portato a una fine più o meno tragica diversi pescherecci e imbarcazioni.

L’ultimo incidente avvenne nel 1904 quando una nave partita da New York e che trasportava 727 emigranti urtò il fatidico scoglio. Morirono 635 persone e fu il più grande naufragio nel Nord Atlantico.

La sovranità sulla punta di questo vulcano è molto ambita, sia da parte del Regno Britannico che da parte dell’Irlanda, dell’Islanda e della Isole Faroe, appartenenti alla monarchia danese.

Di certo il conflitto non è trascinato avanti con tanta ostinazione per lo scoglio in sé, che, avendo un diametro di soli 27 metri e un’altezza di 23 e con nessuna fonte di acqua potabile, è abitato solo da molluschi e uccelli marini.

Le ragioni di questo dissidio sono invece da ricercare nelle risorse che si troverebbero nella parte nascosta sul fondo oceanico (petrolio, gas, minerali). Cosa successe quindi?

Il Regno Unito ne prese possesso facendovi atterrare tre ufficiali e un naturalista inglesi il 18 settembre 1955, per scopi connessi alle operazioni militari.

Stava infatti provando il primo missile nucleare guidato a distanza e temeva che i russi usassero l’isolotto per spiare l’operazione. Restare sull’isola era a ogni modo impossibile. Tuttavia, nuovi tentativi di occupazione si susseguirono.

Il record di permanenza, 42 giorni, è da riconoscere a Greenpeace che usò questa peculiare postazione per protestare contro gli scavi petroliferi e la proclamò Stato indipendente con il nome di Waveland (terra delle onde).

Tuttavia, a sfavore delle rivendicazioni degli Stati che se la contendono, la Convenzione della Legge del Mare delle Nazioni Unite stabilisce che “le rocce non possono essere abitate.

E non potendo godere di propria vita economica, non possono costituire zona economica esclusiva o essere parte di piattaforme continentali”. Insomma, Rockall è una terra di nessuno, potenzialmente ricca, che ha una sua storia, millenaria.

Un vulcano che respira ossigeno e che dà il permesso solo a esseri non umani di viverci. Gli altri ci possono provare, se vogliono.

Anzi, la storia ci dice che hanno provato e stanno tutt’oggi provando a possedere Rockall ma è come l’acqua che scivola tra le mani.

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Daniel di Waterford

"Daniel di Waterford" di Luca Delgado - Otma Edizioni, 2008

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"Londra Babilonia" di Enrico Franceschini - Laterza, 2011



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