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Roald Amudsen, l’esploratore del freddo - foto : Amundsen con la bandiera norvegese piantata al Polo Sud - Foto tratta da Wikipedia
Amundsen con la bandiera norvegese piantata al Polo Sud - Foto tratta da Wikipedia

Roald Amudsen, l’esploratore del freddo

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Il destino di Roald Amundsen, norvegese di nascita, era apparentemente segnato. Doveva fare il medico. E, invece, la Marina gli rimase talmente nel cuore che decise di fare con la nave ciò che nessuno ancora aveva fatto.

Il secolo delle emozioni e delle scoperte si inaugurava proprio con Amudsen, che nel 1903 fu il primo a portare a termine il temibile e mai affrontato “passaggio Nord-Ovest”. Con tale denominazione si intende una delle possibili rotte che uniscono l’Oceano Atlantico al Pacifico, saldamente uniti dai ghiacci canadesi.

Da questa prima esperienza, e dalle sue lucidissime interpretazioni, si ricaverà la posizione del polo magnetico boreale. L’avventura gli procura un’emozione tale che, l’adrenalina ancora in circolo lo spinge a dirigersi al Polo Nord. Meta che, ancora una volta, fino ad allora nessuno mai aveva raggiunto.

Ma proprio in quei giorni di fervide preparazioni, gli giunse notizia che un certo Peary, avendo saputo che il norvegese voleva entrare nella storia, si era dato da fare e arrivò che ancora Amudsen doveva partire. Siamo nel 1909.

Il norvegese non si perde certo di animo e decide di spingersi ancora più in là. I suoi contemporanei avranno pensato: va bene il ghiaccio canadese, va bene il Polo Nord, ma ora questa novità di Amudsen è veramente troppo. Il Polo Sud è troppo freddo, troppo impraticabile, troppo pericoloso.

Quindi Amudsen parte. Ma, rimasto scottato dalla sua lingua troppo lunga, questa volta non dice niente a nessuno. Si indebita all’osso comprando la storica Fram: nave, apparentemente, non troppo attrezzata. L’inglese Scott compete con Amudsen, però, almeno inizialmente, non sanno nulla l’uno dell’altro.

E’ solo quando, ormai certo di raggiungere la meta, Amudsen lo annuncia al mondo. Il 14 dicembre 1911, poco più di un mese prima che la spedizione di Scott arrivi, Amudsen pianterà la bandiera norvegese sui ghiacci più freddi del mondo.

Compiendo quello stesso gesto che, quasi sessant’anni, dopo Armstrong compirà sulla luna con quella statunitense. Si narra che quando Scott giunse a destinazione, ad aspettarlo c’erano diversi messaggi di scherno ben poco signorili.

Benché abbia compiuto l’esplorazione più incredibile, raggiungendo la meta più impraticabile della terra ferma, gli rimane, in fondo al cuore, lo smacco per non aver raggiunto l’altra sommità della Terra. Comportandosi come se il Polo Nord fosse una donna troppo vanitosa, Amudsen decide di insistere e si munisce di dirigibile.

Ed è a questo punto della storia, nel 1926, che entra in scena il nostro connazionale Umberto Nobile, ingegnere di estrazione, ma pure lui avventuriero di animo. Fu lui a costruire il dirigibile che sorvolerà il Polo Nord.

Il gruppo partì da Roma sotto gli occhi di diverse celebrità – c’era pure un Mussolini soddisfatto che quell’impresa fosse celebrata come italianissima e “ardita” -. Durante la trasvolata vi furono diversi problemi tra Nobile e Amudsen. Oggetto della contesa fu a chi dovesse andare il merito della spedizione.

Certo, Nobile aveva progettato e stava comandando il Norge, ma Amudsen aveva avuto l’idea e la Norvegia aveva acquistato il dirigibile. Fatto stà che i due non si rivolsero più la parola. In quella lontana impresa datata 1926 scoprirono quel poco che rimaneva da scoprire del Polo Nord, completando in tutto e per tutto la carta geografica della Terra.

Benché avessero avuto quelle pesanti divergenze di cui si diceva, quando, due anni più tardi, Umberto Nobile si schianterà con il dirigibile Italia proprio al Polo Nord, Amudsen correrà in soccorso dell’ingegnere italiano.

Partito in tutta fretta con un trabiccolo messo a disposizione dal governo francese, di Amudsen non si avranno più notizie. Qualche tempo più tardi verrà ritrovato il relitto dell’aereo poco distante dal punto di decollo.

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