« Irlanda, tra mito e realtà: la Giants Causeway Milano sottosopra »


Richard Avedon, il terzo occhio sul mondo - foto : Scatto di Avedon - foto tratta dal sito www.fotoarts.org
Scatto di Avedon - foto tratta dal sito www.fotoarts.org

Richard Avedon, il terzo occhio sul mondo

di

stampa stampa

Una razza a sé che abita lo spazio vuoto tra spettacolo e spettatore.
Si legge “fotografia” e si dice “Richard Avedon”, dove l’occhio va oltre il semplice guardare triplicandosi.

Sì, perché la fotografia è anche questa: due occhi che appartengono alla Natura dell’uomo e uno artificiale dal quale catturare il succo della Realtà che in maniera multiforme cola tutto intorno.

Ritrattista e fotografo d’alta classe.
Nato negli Stati Uniti ma trascinato dal vento della sua passione ovunque ci fosse qualcosa da fotografare.

Tanto più che esordì sotto la Leva come addetto fotografico alle autopsie per la Marina mercantile dove catturò non solo i tratti somatici del riposo eterno ma si soffermò a danzare sui lineamenti dei propri compagni di camerata.

Infatti è il passaggio dal morto al vivo ciò che più descrive i suoi primi passi.

Trascina infatti fuori dall’assoluta sterile staticità le curve sinuose delle modelle della rivista Harper’s Bazaar per collocarle in movimento in ambienti brulicanti di vita.

La stessa vita che fa paio con la morte, d’altronde.

Il volto di suo padre, esposto nel 1974 a New York al museo d’arte moderna, piegato dal cancro che con gli occhi dice più di mille spiegazioni scientifiche, catturando tutta la tristezza che porta con sé la consapevolezza della morte imminente.

Scatti ora raccolti in un libro edito da De Agostini che attraverso oltre duecento fotografie vuole ripercorrere la vita artistica di un uomo che sapeva, attraverso la sua macchina, immortalare il respiro dell’uomo.

Sapeva celebrare la vita, la passione vitale.

I tratti di una stupenda Anna Magnani rimarranno eterni in uno scatto che sintetizza lo spirito caldo e accogliente del vento mediterraneo nei capelli mossi dell’indimenticabile stella del cinema italiano.

Con un balzo si torna però alla tristezza.
Ed ecco una biondissima Marylin Monroe intrappolata nella sua più vera e profonda umanità che fa nascere in noi quasi un sentimento di tenerezza.

È questo che dicevamo all’inizio: l’occhio di vetro del fotografo che sta tra l’essere e l’apparire portando a galla una verità che noi uomini “comuni” facciamo fatica a cogliere e a osservare.

Una Marylin spaventata, inadatta, fragile.
Una cosa che in pochi hanno capito.

Dove noi non eravamo ancora, il fotografo Avedon c’era già.
Una vita vista dall’occhio di vetro.

Scatti immortali.

stampa stampa
LIBRI

New York, la città più frenetica al mondo

"Come sopravvivere ai newyorchesi" di Tiziana Nenezic - Cooper, 2008

Gli itinerari stupefacenti

"Itinerari stupefacenti. Racconti di una viaggiatrice" di Diane Johnson - Feltrinelli Traveller, 2008



comment Lascia un commento a "Richard Avedon, il terzo occhio sul mondo"

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori.



 





I Commenti più recenti
- laura su Bobby, il cane di Edimburgo
- stefania su Germania, le isole del Mare del Nord
- Laura (raya) su R come Reporters
- Francesco Colucci su Aliano, l’ex-confino della Basilicata
- alex67 su John o’ Groats, alla fine della Scozia
- roberto su Vorkuta, Inferno Siberia

Le ultime dal forum



SCELTI PER VOI

Storie

I Paesaggi di Alberto Ronchey
di

I Paesaggi di Alberto Ronchey - foto : Per le strade del mondo © Kevin Krejci

Viaggiatore del mondo. Testimone attento e meticoloso ha saputo rendere con le sue parole l’essenza vera e intima di cosa ha visto e vissuto.

Storie

“Ultima cena” a Gerusalemme
di

“Ultima cena” a Gerusalemme - foto : Le mura di Gerusalemme © Gaspa

E’ la foto con cui Adi Nes ha voluto esprimere il suo personale dissenso al dilagante machismo degli ambienti militari, nonché all’opprimente messaggio cristiano di tradimento e di morte.

Reportage

Afghanistan, i Buddha di Bamiyan
di

Afghanistan, i Buddha di Bamiyan - foto : I Buddha di Bamiyan - Foto tratta da Wikipedia

Sfregiati dall’odio cieco dei talebani nel 2001, le imponenti statue afgane dovrebbero tornare al loro antico splendore grazie agli sforzi della Comunità internazionale. Che prima deve però pensare alla ricostruzione del paese asiatico.






il reporter raccontare oltre il confine è testata registrata presso il Tribunale di Vercelli n. 4/2010 | © 2007-2012 il reporter