Non ho nulla e me ne sono andato per avere qualcosa.
Vivevo nelle baracche nella periferia nord di Milano e non ne potevo proprio più.
Non ce la facevo a guardare negli occhi la tipica signora milanese che infagottata nel suo pulito foulard parlava ai telegiornali dicendo che noi non eravamo da aiutare perché, sì abitavamo in una baraccopoli, ma “hanno anche la televisiun”.
Il suo disprezzo unito all’accusa del “se c’è un uomo che t’importuna, è quasi sicuramente meridionale” mi mette lo stomaco sottosopra.
Stomaco rigirato come quella volta che una casa potevo trovarla, ma che davanti ai miei occhi si presentò un cartello con scritto “non si affitta ai teroni”.
Che poi si scrive almeno con due erre, diamine.
Il correre dei binari mi ha spinto verso il nord, ora che anche qui nel settentrione non sono riuscito a trovare la ricchezza ho deciso di spostarmi ancora più in alto.
Destinazione Germania, destinazione che non fa scalpore.
Raccontano viaggi oceanici, persone rinchiuse per quaranta giorni nel porto di New York quasi fossero delle merci doganabili.
No, io sono meno coraggioso e poi soffro il mal di mare.
Il mio oceano è fatto di teste bionde e di una lingua che faccio fatica a capire e che sinceramente non m’ispira così tanta simpatia.
Io che sono abituato al caldo, alle dolci parole del mio dialetto.
Sono qui per i soldi, per il futuro, per sfuggire alla vergogna di una vita fatta di miseria.
Non ho nulla e quindi non ho nulla da perdere.
Mi hanno anche detto che c’è una radio che potrebbe aiutarmi in quest’avventura.
Sì, perché anche un orecchio che ti ascolta e ti capisce qua è merce pregiata.
Radio Colonia il suo nome.
Le Risposte dell’Esperto l’orecchio a onde medie di frequenza.
Scriviamo in tanti, in tanti soffriamo.
Fatica, la solita tipica fatica di noi che siamo cresciuti parlando esclusivamente il dialetto e che non solo non sappiamo parlare il tedesco, ma nemmeno parliamo bene l’italiano.
Un giorno ho incontrato pure il curatore di questo spazio radiofonico.
Lui sogna, molto di più di quanto io possa.
Mi ha parlato che prima o poi farà uscire un libro sulle nostre lettere.
Non sono riuscito a sorridere a questa sua notizia e in maniera pessimistica non ho trovato altro da dirgli che forse solo nel 2008 a qualcuno sarebbe interessato quest’argomento.
Infondo a chi può interessare la storia di noi poveracci?
Almeno un titolo gliel’ho trovato, “Radio Colonia”, come c’è scritto sul cartello fuori dalla porta, ecco.
Magari io potessi avere una porta.
Magari una casa.
Ho però una radio che mi ascolta.





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