« Città fantasma: “Noi viviamo ancora” Venezuela, il mistero dell’aereo scomparso »


Qui Belfast, “Per non cancellare la memoria” - foto : Il poster di Finucane firmato da 1800 avvocati per chiedere un'indagine indipendente sul suo omicidio - Foto tratta da patfinucanecentre.org
Il poster di Finucane firmato da 1800 avvocati per chiedere un'indagine indipendente sul suo [...]

Qui Belfast, “Per non cancellare la memoria”

di

stampa stampa

“Non ci può essere pace senza giustizia. Ecco perché continuo a sostenere che in Irlanda del Nord la guerra non sia ancora finita. Non basteranno colate di cemento e vernice a cancellare la verità, negando le responsabilità di trent’anni di conflitto”.

Silvia Calamati, la più grande giornalista italiana esperta della questione irlandese, non usa perifrasi per raccontarmi la vera situazione nelle Sei Contee del Northern Ireland. Lei è stata una delle poche voci libere e indipendenti a “prevedere” i tragici fatti degli ultimi giorni: gli assassinii di tre soldati britannici ad opera, dicono le fonti ufficiali, dei dissidenti del Real Ira, l’ala estremista repubblicana.

La sua è una conoscenza diretta della storia di quei luoghi, figlia di coscienza e professionalità. Le stesse che l’hanno portata a frequentare e vivere sulla pelle le zone martoriate, incontrando persone, raccogliendo, prove, fatti. Che non possono essere negati.

Così, ancora una volta, la sua vita indissolubilmente intrecciata all’Isola di Smeraldo prende spunto da un episodio personale per mettere nero su bianco e far nascere il nuovo e ultimo libro: Qui Belfsat – 20 anni di cronache dall’Irlanda di Bobby Sands e Pat Finucane, edito dalle Edizioni Associate.

“Nel 2006 – ricorda Calamati – sono stata due volte a Long Kesh, il carcere in cui tra il 1976 e il 1981 vennero compiuti atti di violenza inaudita contro centinaia di giovani detenuti. Tutto era stato ripulito, svuotato, reso quasi asettico. Ma quando sono entrata nel blocco H4, mi è sembrato di vedere quei ragazzi che sfilavano per i corridoi vestiti solo di coperte, magri, emaciati, picchiati diverse volte al giorno dai secondini per distruggere il loro spirito oltre che il loro fisico”.

Ma il momento più forte, la giornalista l’ha vissuto nella cella di Bobby Sands: “Non c’era più niente, ormai. Solo la rete del letto su cui si spense il 5 maggio del 1981”. Fu proprio lì, infatti, in quel luogo dell’orrore, che il simbolo dei diritti umani negati in Irlanda del Nord e altre nove giovani come lui si lasciarono morire di fame. L’ultimo estremo gesto per rivendicare la loro libertà contro un sistema che li voleva annientati.

Rientrata in Italia, cominciano a girare le prime controverse voci: Long Kesh deve essere demolito. Al suo posto sorgerà uno stadio per gli sport gaelici di 38.500 posti. Tutta l’area intorno sarà ripulita e dotata di nuovi edifici lussuosi. Solo il vecchio ospedale, la chiesa e uno degli otto blocchi H che costituivano il labirinto carcerario (The Maze) verranno “risparmiati” andando a formare l’ICCT il Centro internazionale per la trasformazione dei conflitti. L’Irlanda del Nord deve voltare pagina.

“Il messaggio era chiaro – mi racconta ancora Calamati -: oltre alla volontà legittima di ricostruire, andando verso un futuro di pace, c’era un disegno preciso per cancellare la memoria storica”. E invece quel luogo, secondo la giornalista italiana non dovrebbe sparire: “Non è solo e soltanto per ribadire l’infamia di chi lo gestì in modo disumano, ma perché sia da monito, come lo sono stati Auschwitz e gli altri campi di concentramento in Europa, per ricordare che un tale orrore non deve ripetersi mai più”.

E così Silvia Calamati raccoglie nelle pagine del suo libro tutti quei fatti significativi che hanno contraddistinto gli ultimi anni in Irlanda del Nord, molti dei quali ha vissuto in prima persona: le leggi di emergenza, la carcerazione preventiva senza giusto processo, le proteste dei detenuti, l’uso indiscriminato dei proiettili di plastica sulla folla inerme, le bombe dell’Ira, ma anche l’incontro con due poeti Michael Longley e Ciaran Carson e con i due sacerdoti della “Chiesa dei poveri”: padre Desmond Wilson e padre Joe McVeigh.

E poi ancora le interviste al figlio di Bobby Sands che racconta suo padre, la storia dei “Sei di Birminghan”, arrestati e tenuti in carcere innocenti per un attentato che non avevano mai compiuto, così come “I quattro di Guildford,” dalla cui vicenda nacque la pellicola Nel nome del Padre.

Ma in questo volume ricco di fatti e storia ci sono anche quei momenti importanti che hanno segnato la svolta: come la decisione dell’Ira di deporre le armi, l’accordo del Venerdì Santo, la formazione del parlamento di Stormont per dare alla zona un autogoverno.

E ancora eventi tragici come l’attentato di Omagh da parte del gruppo dissidente repubblicano del Real Ira in cui morirono 29 persone, la guerra a bassa intensità condotta dai gruppi lealisti all’inizio del Duemila e le loro collusioni con il governo britannico. Le stesse che stanno all’origine dei brutali assassini di Pat Finucane (1989) e Rosemary Nelson (1999), due insigni avvocati ammazzati senza che sino ad oggi i responsabili siano stati portati in tribunale.

“Nonostante le pressanti richieste venute da più parti del mondo e da organizzazioni umanitarie come Amnesty International, il Pat Finucane Centre di Derry, Relatives of Justice e l’Ann Fhirine (in gaelico la verità) di Belfast e il Justice for the Forgotten di Dublino, Londra ha fatto di tutto per non istruire inchieste indipendenti su questi fatti, nascondendo le responsabilità in nome della sicurezza nazionale”.

E aggiunge: “Il tempo lavora a favore della menzogna, ma chi come me ha condiviso la sofferenza di questa persone non può restare in silenzio. Per capire cosa è successo in trent’anni di guerra non si può prescindere da un’analisi seria della politica delle collusioni tra soldati, polizia, servizi segreti e i gruppi lealisti nord-irlandesi”.

“L’ho scritto chiaramente – conclude Silvia Calamati -: chiunque si ostini a pensare che in Irlanda del Nord ci sia stato un conflitto religioso o una guerra civile in cui l’esecutivo britannico sia stato solo spettatore è un illuso o in male fede. Ecco perché finché avrò voce continuerò a gridare la verità”.

L’appello di Amnesty International per chiedere un’indagine indipendente sull’uccisione di Pat Finucane si trova qui.

stampa stampa
LIBRI

Storia del conflitto anglo-irlandese

"Storia del conflitto anglo-irlandese" di Riccardo Michelucci - Odoya, 2009

Qui Belfast

"Qui Belfast. 20 anni di cronache dall'Irlanda di Bobby Sands e Pat Finucane" di Silvia Calamati - Edizioni Associate, 2008



6 commenti a “Qui Belfast, “Per non cancellare la memoria””

  • Fabio Castano alle ore 11:56 am scrive:

    La memoria storica non può essere lasciata marcire o manipolata a piacimento se si vuol tener viva la speranza di un futuro di pace. Grazie dell’articolo Andrea.

    Fabio

  • Andrea Lessona alle ore 2:27 pm scrive:

    Grazie a te, Fabio.

    E a persone come la collega Silvia Calamati: che ha il coraggio di andare oltre il confine del silenzio di comodo.

  • Danny Morrison, Secretary Bobby Sands Trust alle ore 2:31 pm scrive:

    Thank you, Andrea

  • Andrea Lessona alle ore 2:34 pm scrive:

    Thanks to you, Danny for reading “il reporter” from Belfast.

  • Gianluca alle ore 1:14 pm scrive:

    Grazie a questi veri giornalisti che aprono una breccia di verità nel muro dell’omertà retto dalla disinformazione legata al potere………

  • Andrea Lessona alle ore 12:00 pm scrive:

    Gentile Gianluca,

    grazie per il tuo commento.

    L’amica e collega Silvia Calamati è proprio una di quelle reporter cui ti riferisci.

comment Lascia un commento a "Qui Belfast, “Per non cancellare la memoria”"

I campi contrassegnati da (*) sono obbligatori.



 





I Commenti più recenti
- laura su C come Cuore
- sandro damian su Etiopia, nel cimitero militare italiano
- Paolo COdo su Il giro del mondo in auto
- Anna Maria su A come Amarcord
- nicoletta luchena su Pergamon Museum, Berlino imponente
- Paolo Codo su Il giro del mondo in auto

Le ultime dal forum



SCELTI PER VOI

Storie

Irlanda del Nord, la verità negata
di

Irlanda del Nord, la verità negata - foto : Un'immagine del Sunday Bloody Sunday, Irlanda del Nord

Dal tragico giorno del Bloody Sunday non è cambiato nulla. Dopo dieci anni dall’istituzione di una commissione, i parenti delle vittime cercano sempre un colpevole. Che ancora non c’è.

Storie

Occhi di vetro
di

Occhi di vetro - foto : Emma Groves

Uno dei capitoli più toccanti del libro di Silvia Calamati “Figlie di Erin – Voci di donne dell’Irlanda del Nord” che l’autrice ha concesso di pubblicare in esclusiva su “il reporter”.

Storie

30 gennaio 1972: Bloody Sunday a Derry
di

30 gennaio 1972: Bloody Sunday a Derry - foto : Derry, il murale del Bogside - Foto tratta da cain.ulst.ac.uk/bogsideartists

La “maledetta domenica” che cambiò per sempre l’Irlanda del Nord “rivissuta” con rigore giornalistico da Silvia Calamati, la più grande esperta italiana del Northern Ireland.






il reporter raccontare oltre il confine è testata registrata presso il Tribunale di Vercelli n. 4/2010 | © 2007-2012 il reporter