Oh capitano, miei capitani, a quale punto di non ritorno è arrivato il mondo? Quante volte ancora dovrò confrontarmi con notizie di attacchi indiscriminati? Di massacri camuffati dalla più pura delle democrazie?
Quante volte ancora sentirò di soprusi, di attentati? Quante volte assisterò al gesto delle mani che chiudono gli occhi e tappano le orecchie? Quanto sangue ancora sarà vomitato senza che nessuno si senta consapevolmente colpevole?
Utilizzando un inconsueto e diretto taglio narrativo, provvederò a circoscrivere le dimensioni infinite. Non correrò dietro alla superficialità “catodica” tempestandovi di standard e scorciatoie. Vi offrirò la mela che ci collochiamo sopra la testa dinnanzi alle ingiustizie. E infine chissà, se l’intuizione di un mio qualche finale politkovskaj-terzianesco, sarà in grado di resuscitare qualche vostra coscienziosa riflessione personalizzata.
Ci stiamo ritagliando uno spazio per occuparci della verità. Senza sosta tireremo fuori dalla ghiacciaia un nuovo pezzo anche per domani. Faremo tutto ciò con lo stesso risalto emotivo in onore di tutti quei reporter che rischiano la vita per l’amore di questa poca spianata ma spietata strada da raccontare.
Abbiamo questo ardire. Parola umana nel nome di una grintosa e testarda determinazione. Bisognerebbe insegnare a ciascuno a liberare le farfalle dalle ragnatele. E se poi imparassero anche a preoccuparsi del sostentamento dei ragni, sono sicuro che le gabbie non avrebbero bisogno né di chiavi né di raccomandazioni.
Spero che i lettori abbiano capito: niente di enciclopedico, né di universitario. Per tutto il cammino, partirò sempre dalla medesima conclusione della mia unica e possibile testimonianza: “Quando puoi osare, osa, quando non puoi osare, osa di più”.




Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car




