L’uomo dei piani quinquennali. L’uomo che insieme a Roosevelt e Churchill fermò il nazismo. L’uomo dell’industrializzazione sovietica. Ma prima di tutto, un despota che ha causato più di venti milioni di morti .
Il 5 marzo di cinquantacinque anni fa (1953), si spegneva nella sua dacia a Kuntsevo, in seguito a un attacco apoplettico, uno dei più feroci dittatori della storia, Josif Vissarionovic Džugašvili, meglio conosciuto con il soprannome di Stalin (d’acciaio).
Sempre il cinque marzo, ma del 1940, venne attuato il Massacro di Katyn. Il capo supremo dell’URSS, prima ancora del suo ingresso nella Seconda Guerra Mondiale, firmò insieme ad altri esimi colleghi, l’esecuzione di 25.700 cittadini polacchi, tra cui 14.700 prigionieri di guerra.
Briciole se si considera quelli che sembrano essere i numeri più o meno ufficiali delle “gesta” di Stalin, che comunque puntano oltre i venti milioni di morti accertati nel periodo del suo incontrastato dominio.
Gli archivi sovietici (incompleti) riferiscono che quasi ottocentomila persone vennero condannate a morte tra il 1930 e il 1953 per motivi politici, di cui 681.692 nel 1937 e 1938, durante le “grandi purghe”.
Quasi ottocentomila persone furono condannate a morte per motivi politici fra il 1930 e il 1953. Gli arrestati invece furono oltre quarantadue milioni, di cui una buona percentuale morì nei gulag.
Di questa massa abnorme di incarcerati, quasi due milione e mezzo furono mandati per reati politici, gli altri quaranta per reati comuni, una buona parte dei quali non erano che di natura ideologica, o anche, come spesso accade nelle dittature (Argentina docet), senza alcun motivo.
Lo storico e demografo russo Erlikman ha stimato 1.500.000 giustiziati, 4.300.000 morti nei campi di concentramento amministrati dal Gulag e in prigione (la cifra salirebbe poi a cinque milioni se si aggiungono i settecentomila morti nei campi di lavoro dal 1922 al 1929).
Oltre a questi non vanno dimenticati il milione e settecentomila morti nelle deportazioni (su 7.500.000 deportati) e un milione di civili e prigionieri stranieri morti a causa dell’Armata Rossa, per un totale di 8.500.000 morti causati da Stalin.
In Georgia circa 80.000 persone vennero giustiziate nei periodi 1921, 1923–24, 1935–38, 1942 e 1945-50, e più di 100.000 vennero deportate nei campi di lavoro.
E che dire dell’Ucraina? Milioni di morti per fame durante la carestia degli anni ’30, secondo alcuni, facilitata o addirittura causata intenzionalmente dal governo di Stalin. La tragedia dell’ Holodomor. E in quanti sanno cos’è? Poche nazioni (Italia inclusa) riconoscono il genocidio.
Quanto ancora potrei andare avanti? Come non essere d’accordo con chi vede lo sterminio ebraico nella Seconda Guerra Mondiale, il solo genocidio tramandato ai posteri di tutto il mondo solo perché avvenuto in Europa? Come non pensarlo dinnanzi ai tanti massacri e genocidi ignorati in tutto il mondo da questo “nobile” continente?
Stalin sfrutto l’deologia leninista-comunista per la sua sete di potere. Non è un caso che fece uccidere tutti i suoi collaboratori (Zivonev e Kamenev su tutti) o gli avversari politici, come Trockij, fatto assassinare in Messico, dove si trovava in esilio, da un suo sicario.
Un uomo che contribuì non poco, insieme ai vari Mussolini e Hitler, a lanciare la moda del culto del capo. Le varie ditatture odierne ringraziano sentitamente.
Gloria Imperitura a Giuseppe Stalin, pubblicava la Federazione bolognese del PCI – Bologna 1953. “Il costruttore del Socialismo e del Comunismo resterà eternamente vivo nella memoria degli uomini per illuminarli con la sua opera geniale nel sicuro cammino verso la libertà, la pace, il comunismo”.
Non è possibile che la Storia sia ancora questi nomi. Teorici. Assassini mascherati da statisti. Ed io ne sono complice. Perché scrivo un articolo su di lui. Il giorno della sua morte. E non scrivo nulla per ognuna di quelle persone che lui ha ammazzato.
Il mondo lo si cambia tutti insieme.





Organizza il tuo viaggio
Prenota il tuo volo
Prenota il treno
Rent a car





Questo Luca Ferrari dovrebbe imparare l’italiano un po’ meglio, fa davvero pena. Quanto al contenuto dell’articolo, limitiamoci a vederci una vuota e altrettanto penosa retorica. Nessuna informazione nuova che lo renda interessante.
Caro Michele, grazie per il commento intanto, seppur non mi trovi proprio d’accordo. Ti dò un suggerimento: “retorico” non è cercare di far ricordare alla gente che una persona è stata causa di 20 milioni di morti (con l’ottica “ingenua” di cercare di evitare di far analoghi errori), retorico è scrivere un commento fine a se stesso, che non dice nè propone nulla, se non una critica basata su chissà cosa. Non ho certo l’età per poter dire qualcosa di nuovo su Stalin (nè credo neanche tu) nè l’articolo voleva essere lo scoop del terzo millennio ma la maggior parte della gente conosce i numeri di Hitler e non quelli di Stalin…il giornalismo non è solo cronaca, ma è anche un modo per far riflettere ed educare.