Viaggiare fra le note di una canzone. Con i pensieri. Lo sguardo fisso sui ricordi. Capita spesso. A tutti.
La serata è fresca. Pennellate di aria e vento dipingono uno scenario incantevole. I rumori della città sono lontani. Solo la musica. Possiede una bellezza d’altri tempi. Le fiaccole accese la riconoscono e danzano. Difficile non lasciarsi trascinare da questo ritmo insolito. Racconti cantati. Melodie che si perdono nello sguardo affascinato della gente.
Stasera viaggio lungo le strade della Puglia. Trasportata dal canto. Dalle chitarre. Dal mandolino. Dalle percussioni. Atmosfera accarezzata dai suoni della tradizione. “Suoni della Murgia”. Così s’intitola la rassegna internazionale di musica popolare che Altamura (Ba) ospita ogni anno. Per questa settima edizione, i numerosi gruppi partecipanti si esibiranno anche a Santeramo, Gioia, Terlizzi e Corato.
Protagonisti, il 27 luglio, i Radicanto, con un concerto dedicato ai suoni della tradizione popolare pugliese, da Matteo Salvatore a Enzo Del Re, dai Cantori di Carpino alle ballate salentine. Il tramonto accompagna il breve tragitto verso il sito archeologico di Lamalunga, sede della manifestazione. Intorno, la Murgia silenziosa e solitaria. Al mio arrivo, poca gente. Sono in anticipo. Manca quasi un’ora. Approfitto per incontrare i quattro musicisti e per fare loro qualche domanda.
Il nome del gruppo, Radicanto, “radici del canto”, riprende, nel significato, l’essenza stessa del repertorio musicale proposto: «Cantiamo il passato rivestendolo di noi». La musica popolare, non conoscendo tempo, resiste alle mode. E se il suono è narrazione, quello di stasera ripercorre la storia, non solo della Puglia, ma dell’intero Mediterraneo.
Poesie composte su pentagrammi ingialliti dal tempo. Melodie che mescolano ai canti d’amore e di lavoro della tradizione pugliese cantigas sefardite, sospiri dei balcani e saudade portoghese. Autori delle colonne sonore di numerosi films (La Casa delle donne, regia Domenico Mongelli; Dediche di un viandante del sud, regia Romeo Conte), i Radicanto mescolano, nella loro musica, la tradizione di pizziche e tammurriate, le armonie del jazz, gli accenti del pop rock.
«Ha scarpe troppo strette il mio ritorno» cita Migranti, una canzone legata all’emigrazione degli italiani; poi, ancora, «si muove controvento il mio cammino». Il concerto sta per cominciare. Numeroso è il pubblico presente. Mi siedo e attendo che le prime note interrompano il silenzio della notte. Uno spicchio di luna illumina la Murgia circostante. Sono curiosa d’intraprendere questo viaggio tra le sonorità del Mediterraneo. Tra le note di una terra che sento profondamente mia.
Le melodie si susseguono. C’è tutta la Puglia. Il Gargano. Il Salento. La Terra di Bari. C’è la passione di quattro musicisti, che cantano e suonano con gli occhi chiusi. Nel ritmo dei suoni, il ritmo di un desiderio. Quello di difendere la tradizione. Sempre.





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