Un mostro creato per difendere la propria gente. Delle parole scritte sulla fronte di argilla. Finché quella creatura servì il suo creatore e la sua comunità gli fu concesso di portare sulla testa la scritta emet (verità). Quando non volle più obbedire diventando pericoloso il suo demiurgo gli impresse la parola met (morte) e lo rinchiuse nella soffitta della Sinagoga di Staronova nel centro di Praga.
Una leggenda che mai come altre però è permeata nelle viscere della capitale della Repubblica Ceca. Qui, ancora oggi, il Golem porta con sé il significato della protezione e allo stesso tempo quello del pericolo. Un simbolo che appare nei racconti e sulle bancarelle di Praga quando le cose non vanno bene. Crisi economica e pandemie ottimi motivi per la sua rinascita.
“Questa creatura inizia a vagare per le strade nei momenti di crisi, quando le persone sono preoccupate – afferma Eva Bergerova, direttrice di un teatro dove va in scena proprio uno spettacolo sul Golem – esso è la proiezione delle nevrosi della società, un simbolo delle nostre paure e preoccupazioni”.
Un simbolo che va rispettato visto che persino la nuova first lady della Casa Bianca ha dovuto visitare la tomba del suo creatore, il Rabbino Jehuda Löw, lasciando vicino alla sua lapide una preghiera scritta su di un pezzo di carta.
Certo, non tutti sono entusiasti della popolarità del Golem. Soprattutto quelli che a discapito di un fiorente commercio di bancarelle vorrebbero ricollocare l’ancestrale robot dove gli compete, cioè nella tradizione ebraica di Praga.
“Sono frustrato dalla leggenda del Golem tanto quanto sono frustrato nel vedere tutte quelle persone che qui comprano dalle bancarelle souvenir riguardanti lo scrittore Kafka senza prendersi la briga di aver letto i suoi libri”, afferma Karel Sidon, rabbino capo delle comunità della Repubblica Ceca.
Infatti le radici del Golem affondano nella storia della diaspora ebraica: gli ebrei di Praga stavano per essere sterminati sotto il Sacro Romano Impero perché accusati ingiustamente di compiere riti con il sangue cristiano. Jehuda Löw allora creò questo automa d’argilla dal nome di Josef e lo mise a sorvegliare il ghetto. Ma quell’essere presto perse il controllo e per questo fu “spento” dal suo creatore e posto nella soffitta dell’antica sinagoga locale.
Il tutto rinchiuso nei segreti di una zona che ha da raccontare storie di grandezze e storie di tragedie. Un residuo di ciò che era una comunità di diciottomila persone e che ora si trova a preservare ciò che il nazismo non è riuscito a distruggere, ciò che la croce uncinata volle salvare per la creazione di quello che nei loro disumani progetti sarebbe dovuto essere un museo della razza estinta.
Ma si narra anche che un gruppo di militari nazisti fece irruzione nella soffitta della Sinagoga di Staronova. Il Golem li catturò e li uccise squartandoli letteralmente staccando loro ogni arto.
Storie di Praga e del suo protettore d’argilla.





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