Nel collegio che fu la notte calava prima e nevicava di continuo durante il gelido inverno. Non avevo mai visto una neve come quella. Il volto in pietra del padre fondatore, nel giardino di rose, si riempiva di neve sul capo, mi sembrava buffo con quella montagna di bianco in testa.
I miei anni furono di sicuro i più belli. Le dure regole iniziarono ad evolversi quando arrivai, anche se tutto mi sembrava continuamente ipocrita e ingiusto. La casa nuova portò una ventata di freschezza e di complicità, mi sentivo in famiglia con le altre ragazze.
Quando si pensa al viaggio, facciamo subito riferimento al discorso di prendere il treno, aereo o che sia e spostarsi verso una qualsiasi località del mondo. Ma il viaggio è, il più delle volte un viaggio interiore, spesso una crescita e un’evoluzione, che si spera sempre, sia a migliorarsi.
E’ un arricchirsi, fare di qualsiasi cosa una parte di te, farlo tuo e sentirlo dentro, sentirti che fai parte di un qualcosa che non ti appartiene ed è cosi incantevole perché non è solo tuo ma di tutti. E’ molto più bello avere qualcosa e condividerla piuttosto che averla solo per se stessi. Questo avvicina gli uomini umili che sanno che nulla ci appartiene, ma che tutto è per noi, se solo sappiamo trovare il modo di interpretare i doni che ci sono stati dati.
Il tempo sembrava passare così veloce, tra una lacrima e un sorriso, una delusione e un abbraccio, un silenzio e una festa. Con il trascorre del tempo ti rendi conto che nulla sarebbe potuto essere più perfetto di come è stato, per quanto ti abbia toccato e ferito. Dobbiamo quello che siamo al nostro singolo viaggio.
Quando attraversai quella soglia, ogni giorno che percorrevo le scale per andare a fare colazione, durante le preghiere, tutte le volte prima di chiudere gli occhi mi chiedevo: “cosa ci faccio qui?”. Una domanda che mi ha tormentato per anni e anni, e più gli anni passavano più la risposta era davanti a me fino a quando essa non si scagliò come un fulmine al mio cuore.
Quella era la casa che accoglieva ragazze con problemi molto seri, ce li tenevano nascosti, nessuno ne parlava per quanto facessero male. Non si può immaginare quanto il dolore riesce a deformare gli occhi (che sono lo specchio che svela in cuore) di una giovane; eppure io non ero così, tutto quelle esperienze non facevano parte di me.
Il mio viaggio è stata la scoperta che, per quanto ci si possa sentire e credere diversi, per quanto le vite di due persone non si possano mai intrecciare, il cuore che batte nei nostri corpi è sempre e solo uno, batte accanto a quello del prossimo e ci può unire più di quanto siamo capaci di capire. L’amore è ciò che è innatamente dentro noi, l’amare lo puoi scoprire ogni giorno e ogni giorno non sarai mai solo.
Le mie compagne ed io eravamo perse in una cupa e triste città, sulla punta di una collina costeggiata da un boschetto. La strada saliva. Girava il nostro pulmino a destra dopo la scuola ed eccola lì, la casa. Che sorvegliava dall’alto Potenza, come a fare la guardia, come a fare da confine a quello che ci sembrava il mondo reale e il nostro.





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Il collegio che fu…fu davvero così… il viaggio come hai ben descritto non è stato fisico ma interiore ed io posso nient’altro che dirti che condividere quest’esperienza con te è stato davvero fantastico.
Il “nostro mondo” anche se ormai varcato resterà sempre la…impresso nei nostri cuori.