Un viaggio nel mare può rappresentare un modo per conoscere i misteri dei suoi fondali, ma anche il Paese da cui è bagnato.
E non c’è luogo più ameno, e al tempo stesso raggiungibile abbastanza facilmente, delle Azzorre per carpire i segreti celati sott’acqua. Incantevoli isole dell’arcipelago portoghese che fanno capolino dalle acque dell’Oceano Atlantico.
Nove scogli tutti neri, a causa dell’origine vulcanica di queste terre, che sembrano fuoriuscire da un fiaba. Piccole e brillanti sotto il sole, le isole emanano profumo di ortensie ovunque nell’aria. E il vento che le accarezza, docile e, a tratti, più vigoroso, diffonde questa essenza floreale.
E’ qui che si praticano le escursioni per l’avvistamento delle balene, delle orche e dei delfini, il cosiddetto whale watching. Una vera tradizione alle Azzorre dove gli abitanti sono abituati, da secoli, alla presenza di tali creature nelle loro vite.
Risale, infatti, all’Ottocento l’introduzione della caccia ai cetacei, da parte di alcuni marinai emigrati dagli Stati Uniti.
In passato, quando la caccia ai giganti del mare, ai capodogli, era permessa, gli azzorreni ne avevano fatto uno stile di vita, una professione. Sulle isole erano disposte le torri di vedetta per l’avvistamento delle balene in mare aperto e, a mammifero individuato, la sirena dava il via alla cattura.
Le baleniere si allontanavano dai porti isolani, e tutto aveva inizio. Una volta catturata la preda, entrava a far parte del processo industriale da cui trarre, ad esempio, olio per lubrificanti, carni per l’alimentazione.
Oggi, questo capitolo è chiuso e alcuni vecchi edifici adibiti all’avvistamento delle balene sono riconvertiti in musei e aperti al pubblico. L’isola di Pico ne accoglie uno d’aspetto moderno in cui è anche possibile assistere ad una serie di filmati esplicativi. Per conoscere una realtà a cui non tutti si avvicinano.
La caccia si pratica ancora adesso, ma è una caccia di altro genere. Solo fotografica. Gli enti turistici locali organizzano gite oceaniche, non lontane dalle coste da cui le imbarcazioni partono ospitando viaggiatori, provvisti di binocoli e pazienza.
Queste passeggiate sul bordo dell’Oceano possono durare molte ore, visto che le balene non hanno un calendario o un orario da rispettare. Sono discrete, e si mostrano solo quando vogliono.
Ogni tanto, quando le barche si arrestano e si lasciano cullare dalle onde, è allora che si scorge, in lontananza, un movimento, uno sbatter d’ali, uno spruzzo d’acqua che attira l’attenzione. Di solito è la coda, sinuosa, elegante e argentea, di un cetaceo.
Si muove come una ballerina. A passo di danza, velocemente. Nonostante la stazza imponente, non manca la leggiadria a questi animali.
E osservarli nel loro ambiente è un’esperienza unica che avvicina l’uomo alla natura. Un tuffo con i delfini, una nuotata con loro è come un risveglio da un sonno ancestrale. Sonno provocato dal tempo e dalla lontananza dall’elemento di cui gli uomini sono fatti, l’acqua.
Nuotando sulla scia dei delfini, sott’acqua, si può sentire un insolito sibilo. Sottile. Mai udito prima. Un suono che attraversa le onde. Un suono che è la voce dei delfini quando comunicano tra loro.





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