Lisbona. Porto. Città naviganti del Portogallo, ubicate fra fiume e oceano. E quest’ultimo, la cui acqua che non ha provenienza. Non ha mura. Un giorno è in America Latina, il giorno dopo in Groenlandia, e poi ritorna nell’occidente europeo. Che vita deve essere quella di un’onda dell’oceano.
Può sembrare un luogo comune, ma arrivare di notte in terra lusitana risveglia una carezza interiore alle volte troppo sopita. Sentire l’odore e il rumore del mare in lontananza è una calamita. Sirena dalle mirabili formi e dalla voce delicata ti conquista, e non c’è corda o equipaggio odisseo che tenga.
Bisogna avvicinasi. Ed entrare. Far culminare il proprio passo col desiderio che diventa realtà. Liquida e fresca in questo caso. Poco lontane, dimore che invogliano a entrare. Sedersi a fare quattro chiacchiere. Ascoltare le storie dei lupi di mare al porto. Sognare fra l’azzurro e il giallo che abbaglia. Una giungla di cromatismi nella più tiepida delle cascate.
E mentre continuo nel mio pellegrinaggio, non riesco a non incuriosirmi da un signore “posseduto” dalla mia stessa smania di fotografare e vedere. Nel cercare di fare amicizia, scopro che è un italiano. Mi mostra gli scatti realizzati fin’ora. Le strade. I riflessi. Gli odori. Sì, si possono sentire. Dovrebbe fare una mostra. Chissà.
Ci si avvia verso sera e da buoni italiani, condividiamo una tavolata. Tra un calice e l’altro, brindare con il ruby o il mitico liquore Porto, si viene a conoscere l’affascinante storia dei commercianti inglesi che ebbero l’dea di mescolare al mosto acquavite a 75 gradi. Alzo il bicchiere per vedere riflesso lo spettacolo delle colline che proteggono queste colture delle viti dal vento.
Ci si saluta cordiali. Vado alla ricerca di altre magie. Non ci metto troppo. E’ lì. Poco lontano. Emblema di questa esistenza, li ho davanti ai miei occhi. Davanti al fiume Duoro. Due innamorati abbracciati. Immobili. Sembrano due statue di sentimenti. Non hanno bisogno d’altro. Le stelle cadenti? Fanno tutto da sé. L’amore lo chiede, e gli esseri umani rispondono.
Nel voltarmi, con mia grande sorpresa, vedo una signora, rapita dallo stesso delicato panorama. E’ una giornalista fiorentina. Si chiama Carmelina Rotundo. La vedo cercare frettolosamente un biglietto da lei scritto che dice “Amori che durano una vita/ Amori che bruciano al tramonto/ musica/ fado/chitarra“. Me lo regala, e mi saluta. Chissà se ci si rivedrà ancora.
Al mio risveglio, inizia un’altra giornata di portoghese vagabondaggio. Dopo tanto camminare, è giunto il momento di una romantica e “artistica” pausa. E trovandomi a Lisbona, dove altro potrei andare se non al Caffè A Brasileria? E’ stato il luogo prediletto di letterati e artisti, e non riesco a non farmi coinvolgere. E accanto alla statua bronzea di Fernando Pessoa (1888-1935), famosissimo scrittore e poeta portoghese, faccio anch’io la mia doverosa parte.





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