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Piemonte, il menestrello del terzo millennio - foto : Claudio Zanotto Contino e Geraldina – Foto tratta da comune.cuceglio.to.it
Claudio Zanotto Contino e Geraldina – Foto tratta da comune.cuceglio.to.it
14.10.2008

Piemonte, il menestrello del terzo millennio

di Andrea Lessona

Camminano nell’ombra delle Alpi. Attraverso antiche valli, scendono da sentieri impervi verso i piccoli villaggi del Piemonte. Insieme, sempre insieme: inseparabili compagni di tante avventure e di tante storie.

Quando arrivano in paese, i bambini accorrono per salutare e accarezzare le grandi orecchie e il manto fulvo di Geraldina. Lei sorride con denti enormi e nitrisce per ringraziare. Poi sfrega il muso contro la spalla di Claudio Zanotto Contino, il suo padrone. Un inchino dopo, menestrello e asinella iniziano lo spettacolo.

Il palco è di fronte a una piazza gremita di gente. Tutti ad applaudire una coppia unica che sa raccontare, con le parole di un uomo e i gesti significativi di un animale, vecchie favole dal valore attuale. Sono per lo più leggende dimenticate e tradizioni scomparse. E i due le mantengono vive. E’ da più di dieci anni, ormai, che vivono così: di tanti chilometri a piedi e ricordi da tramandare.

E tra le tante storie, c’è la loro: unica e particolare. E’ iniziata oltre due lustri fa. Claudio è costretto in casa a Cuceglio, nel Canavese, da una brutta ernia del disco. Il tempo non passa mai, e per renderlo meno pesante inizia a leggere fiabe e leggende tradizionali della sua terra. Guarito, forse anche grazie al potere magico di qualche incantesimo scoperto, decide di diventare un cantastorie.

Prepara un copione, poi un altro e mentre studia ecco arrivare la sorpresa. Gli amici dell’Aivam, l’Associazione per la Valorizzazione dell’Asino, gli propongono una “spalla” per i suoi spettacoli: Geraldina, una sommaire di un anno, orfana di mamma. Tra i due è subito amore, nonostante le difficoltà: allevare un animale così non è semplice. Ma Claudio riesce a capire in fretta cosa serve alla sua asinella. Lei è docile e si accontenta di tutto: una piccola stalla, biada e fieno. E poi è intelligente e affettuosissima: ogni volta che il padrone rincasa con l’auto, lei raglia dalla felicità.

Quegli stessi ragli che accompagnano il cammino di entrambi quando escono da Cuceglio per riscoprire il Piemonte e accendere un sorriso sul volto di grandi e piccini. Le performance sono sempre un successo. Tanto che Vittoria Castagneto, regista torinese, si accorge dei due e gira una pellicola: “La ballata di Geraldina”.

In quasi mezz’ora di filmato vengono raccontate le loro avventure. Il film inizia con la partenza di Claudio Zanotto Contino e l’asinella dal cortile di casa. Attraversano le Alpi e scendono fino al mare. Si tratta, in realtà, di un Piemonte “immaginario”. Quello che unisce il Tenda con la Val Chiusella e l’Alta Valle di Susa. La pellicola è per chi ha ancora il piacere vero di sentirsi raccontare una favola. Perché, come c’è scritto nella sceneggiatura, “Le storie sono come ruote che fanno girare il mondo e senza il racconto il mondo muore”.

Dopo il film, le richieste aumentano: gli inviti da pro loco e associazioni culturali si moltiplicano. E arrivano anche nuove collaborazioni con il regista artigiano Luciano Nattino, che scrive “Don Bosco e l’asina” e “Il vangelo secondo l’asina”. E’ una versione del racconto evangelico, visto con gli occhi dell’animale che appartenne prima a Giuseppe e poi a Gesù. Così nasce uno spettacolo riflessivo, con tanti spunti comici. Su tutti, la scena in cui l’asina assiste, diffidente e un po’ preoccupata per il suo padrone, all’incontro tra Maria e “quel bel ragazzo biondo e ricciolino”. Lei non sa che è l’arcangelo Gabriele venuto ad annunciare l’Immacolata Concezione.

Ogni volta che la sommaire raglia, picchia gli zoccoli sul palco, i bambini e i grandi si divertono e applaudono. L’eco risuona nelle valli di Lanzo, in Valle Susa, fino in Francia. Di studiato non c’è molto. Sono l’istinto e l’improvvisazione a rendere tutto naturale e divertente. Geraldina non recita una parte: possiede lo sguardo degli animali che guardano le vicende degli uomini con disincanto, forse pensando a quanto sono strani. A volte sciocchi. Ma per i bambini fa mille eccezioni. Soprattutto quando vanno a salutarla e le portano i mandarini: la sua passione. Allora lei si addolcisce, e li guarda con occhi teneri.

Poi si mette al fianco dell’amico-padrone e con il cappello che porta comincia a scuotere la testa ogni volta che non è d’accordo con lui. Perché le storie bisogna saperle dire bene. Finito lo spettacolo, la coppia dei viandanti riparte verso un nuovo paese per raccontare una nuova storia all’ombra delle Alpi.

LIBRI

In viaggio con Kapuściński

"In viaggio con Kapuściński Dialogo sull’arte di partire" di Andrea Semplici - Terre di Mezzo, 2010

Torino è casa mia

"Torino è casa mia" di Giuseppe Culicchia - Laterza, 2005



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