Punto di arrivo ideale per chi voglia partire alla scoperta di Ferrara, Piazza Ariostea, spesso viene trovata per caso dai turisti che si muovono a piedi per raggiungere Palazzo dei Diamanti, Parco Massari o via Ercole d’Este.
La piazza è, da sempre, un punto di ritrovo dei cittadini, e i bar che si affacciano sotto i portici del lato ovest le sere d’estate sono gremiti di una moltitudine di giovani e meno giovani, richiamati dal fascino che esercita lo spazio verde di quest’area. Uno spazio aperto, fresco e gradevole.
Piazza Ariostea ha una struttura che ne esalta la bellezza: è di forma ovale, di ampie dimensioni, e al centro ospita un prato ben curato. È qui che l’ultima domenica di maggio si svolge il Palio di Ferrara, istituito nel 1279 e considerato il più antico palio del mondo.
La piazza, un tempo chiamata “piazza Nuova”, è frutto dell’addizione Erculea, l’opera di espansione urbanistica progettata da Ercole I d’Este e realizzata dall’architetto Biagio Rossetti, a cavallo tra il Quattrocento e il Cinquecento.
L’intento urbanistico era di dotare Ferrara di un suo punto di aggregazione che potesse prendere vita come nuova piazza del mercato e come “polmone verde” della città estense.
Al suo centro svetta la colonna cinquecentesca disegnata dal ferrarese Ercole Grandi. Fu innalzata solo nel 1675 per ospitare la statua di Papa Alessandro VII, poi fu la volta di quella di Napoleone e dal 1833 vi troneggia la grande silhouette realizzata dai fratelli Francesco e Mansueto Vidoni in omaggio a Ludovico Ariosto, il grande poeta dal quale la piazza prende il nome.
Tra i meravigliosi palazzi che vi si affacciano spiccano l’imponente Palazzo Rondinelli, il rossettiano Palazzo Strozzi-Bevilacqua con l’incantevole balcone marmoreo in angolo e Palazzo Massari, sede dei Musei civici di Arte moderna e contemporanea.
L’aspetto attuale della piazza risale al 1930, voluto dai governanti dell’epoca per rendere più fruibili le competizioni del palio.
Il Palio di Ferrara venne istituzionalizzato dal Comune di Ferrara nel 1279. Le corse dei cavalli, degli asini, delle donne e degli uomini, alle quali chiunque poteva iscriversi, si effettuavano alla presenza delle autorità cittadine.
Il premio per il vincitore era un palio, un panno di stoffa, al secondo e al terzo classificato venivano dati in premio una porchetta e un gallo.
Durante il Rinascimento le corse ferraresi erano rinomate perché molte famiglie nobili vi partecipavano con i cavalli delle loro scuderie. Dopo la devoluzione dello Stato Estense alla Santa Sede (1598) le corse vere e proprie si fanno sempre meno frequenti.
Negli anni ’30 Guido Angelo Facchini riprese la tradizione estense che, dopo un’altra lunga interruzione, venne ripristinata nel 1967.
Oggi le corse si tengono l’ultima domenica di maggio in onore di San Giorgio e i palii sono contesi dai quattro rioni con territorio entro le mura: San Benedetto, Santa Maria in Vado, San Paolo e Santo Spirito, e dai quattro borghi: San Giacomo, San Giorgio, San Giovanni e San Luca.
È un momento particolare e importante per la città che si veste dei colori delle contrade, le quali scendono in Piazza Ariostea per ricordare il Rinascimento, un tempo in cui Ferrara era una capitale e la piazza, come oggi, era il suo cuore verde.





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